Da bambina teneva già un diario: lo chiamava «carnet secret», in francese, ci scriveva degli amori e delle amiche, ci incollava gli adesivi. Dopo aver abbandonato l’abitudine durante l’adolescenza, ha ripreso negli ultimi anni, ispirandosi a molti content creator che ha poi deciso di emulare sui social. Per Elisabeth, l’esplosione del trend nasce da una stanchezza quotidiana: quella di non avere mai davvero silenzio. Un rumore di fondo costante, che sia musica, serie televisivastorie su Snapchat, podcastsi sovrappone ai pensieri fino a coprirli: «Ci si vuole riconnettere con sé stessi, perché fatichiamo a sentire la nostra stessa voce».
È dentro questa saturazione che il journaling trova spazio, intrecciandosi con la crescita esplosiva del benessereun settore da 6,3 trilioni di dollari a livello globale secondo il Global Wellness Institute. Su TikTok, l’hashtag #SelfCareSunday ei video di routine mattutina accumulano miliardi di visualizzazioni. In questo ecosistema prende forma una figura aspirazionale perfettamente coreografata: si sveglia alle cinque, fa pilatesprepara una colazione proteica, medita, scrive nel diario. Sempre su TikTok, il libro che più di ogni altro ha alimentato questa tendenza, La via dell’artista di Julia Cameron, pubblicato nel 1992, circola come un riferimento ricorrente: trent’anni dopo, scrivere tre pagine a mano ogni mattina, come suggerisce Cameron nel libro, è diventata una delle routine di benessere più discusse del momento.
Ma c’è un punto in cui questa ossessione con l’ottimizzazione di sé rischia di diventare un’altra forma di pressione tossica da social, ed Elisabeth lo sa per esperienza diretta: «Sono caduta nella trappola del voler cambiare completamente me stessa, per rimanere al passo con l’immagine di quello che oggi si considera perfetto». Racconta di un periodo in cui lo sviluppo personale significava andare in palestrastudiare sodo, essere sempre produttivo, avere la routine giusta, i pasti più nutrienti, la vita perfetta. «Mi ero dimenticato di non essere un progetto scientifico».
Ed è proprio qui che il journaling cambia funzione: da strumento di perfezionamento a spazio di elaborazione. Scrivere delle proprie emozioni produrre effetti misurabili sul cervello: uno studio dell’UCLA (University of California, Los Angeles) ha mostrato che il solo atto di mettere in parole quello che si prova riduce l’attività dell’amigdala, la struttura cerebrale legata a paura e stress, attivando invece le aree del pensiero razionale. Non una terapia, ma qualcosa di più accessibile e, spesso, più pratico.
