La principessa ha scelto un completo azzurro – un omaggio all’Italia – e ha fatto quello che tutti speravano: il giro completo della piazzafermandosi con chiunque la chiamasse. Selfie, strette di mano, «buongiorno» pronunciato con accento britannico. Marta, trent’anni, veronese trapiantata a Reggio, è riuscita a fermarla mostrandole la figlia Elena, tre mesi. Kate l’ha accarezzata. «Elena sorrideva tanto, non sorride così neanche a suo papà. Per questo si è fermata, mi ha chiesto perché fosse così felice». Più in là, Elizabeth Spencer, ventiquattro anni, nata a Londra e residente a Berlino, è arrivata apposta dalla Germania con una lettera in mano. Kate l’ha abbracciata e ha scattato un selfie. «È un sogno che si avvera», ha detto Elizabeth.
In Municipio, il sindaco Marco Massari le ha consegnato il Primo Tricolorela più alta onorificenza della città. Poi l’ha portata in sala rossa, dove l’aspettavano tre donne che il Reggio Approach lo hanno costruito con le mani: Ione Bartoli, Carla Moroni, Eletta Bertani, le pioniere del metodo. Kate ha iniziato a fare molte domande: «Voglio sapere perché è così importante mettere i bambini al centro»ha chiesto.
Al Centro Internazionale Loris Malaguzzi – la sede di Reggio Children, il luogo dove il Reggio Approach viene studiato, insegnato e esportato in 145 Paesi – Kate è arrivata all’ora di pranzo e ha continuato a fare tante domande. Del resto, per lei non si tratta di una visita di cortesia, ma di un viaggio che ha fortemente voluto: il primo in solitaria dopo il cancro, e nel segno di una delle cause che le sta più a cuore. L’educazione e il benessere del bambino, secondo il principio sposato dalla principessa da ormai molti anni: i primi cinque anni di vita determinano le persone che diventeremo. «Sono molto emozionato»ha detto alla presidente Maddalena Tedeschi. Poi ha chiesto: come funzionano i gruppi di studio internazionali, come partecipano i genitori, perché è importante tradurre i libri in più lingue. La principessa ha apprezzato molto i disegni dei bambini, in particolare gli autoritratti: «Sono fondamentali per far riconoscere l’identità del bambino». Kate poi si è spostata nella zona dell’aterlier e ha iniziato a lavorare la creta. Quando è uscita, Kate ha salutato con la sua parola d’ordine della giornata: «Grazie mille», rigorosamente in italiano.

