Questo articolo è pubblicato sul numero 20 di Vanity Fair in edicola fino al 12 maggio 2026.
Chi è stato a visitare le piramidi e la Sfinge al Cairo può confermare che attorno non c’è il silenzio metafisico del deserto ma il rumore di un quartiere scalcinato della città. Le costruzioni selvagge e il sovrappopolamento della capitale egiziana hanno divorato gran parte del mito dei faraoni. Sorella sognatriceil piccolo parco di sculture creato da Lauren Halsey sulla Western Avenue all’incrocio con la 76ma strada nel quartiere di South Central a Los Angeles (fino al 1° novembre 2027) è esattamente l’opposto: porta il mito dentro un quartiere popolare celebrando la gente che ci vive e purtroppo anche le persone morte, spesso in modo violento, come le dieci donne nere uccise dal serial killer Grim Sleeper tra il 1985 e il 2007. Sorella sognatricebianco puro come il marmo di Carrara, sembra un miraggio circondato da piccole case popolari. Le sfingi che stanno di hanno guardia i volti di amici, parenti dell’artista o persone comuni del quartiere, alcune vittime della violenza urbana e razziale. Le pareti sono coperte da geroglifici e bassorilievi con volti, frasi e simboli della cultura afroamericana piena di frustrazioni, eccessi e voracità ma anche dalla gioia di vivere e condividere, come fa Halsey con il suo piccolo parco frutto di un’archeologia del presente. Nella purezza del materiale e delle forme c’è il desiderio di rivalsa di una comunità spesso messa ai margini, capace di una propria classicità contemporanea e sociale. Halsey offre alla gente del suo vecchio quartiere l’opportunità di sentirsi ospite e turista a casa propria ma anche parte di una civiltà piena di riferimenti quotidiani. Un po’ mausoleo, un po’ museo, un po’ parco giochi, questa architettura crea un tempo e una storia tutta sua. Le sfingi, a differenza di quella del Cairo, non fanno domande, aspettano risposte da una società che le ha spesso ignorate.
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