Accanto a Sal Da Vincivincitore del Festival di Sanremo 2026 con Per sempre sìda oltre trent’anni c’è la moglie Paola Pugliese, presenza discreta e solidissima della sua vita. Una donna lontana dal mondo dello spettacolo, conosciuta quando erano poco più che ragazzi, che ha sposato nel 1992 e con cui ha avuto due figli: Francesco (nato nel 1993) e Annachiara (nata nel 1998). Ora il cantautore, ospite del podcast di Diletta Leotta Mamma Dilettanteha rivelato che lui e la moglie si scambiarono il primo bacio «a Posillipo, lei aveva 16 anni e io 15. Sentivamo il bisogno, nonostante la giovane età, di stare insieme. È una promessa che ci siamo fatti».
A un certo punto, tuttavia, si allontanarono «per circa un anno»: «Ci siamo lasciati perché lei mise una minigonna di jeans, io mi arrabbiai, proprio all’antichissima. Me la presi perché c’erano dei ragazzi che la guardavano. Mi lasciò lei, io qualche giorno dopo me ne pentì». Nel periodo del distacco Sal Da Vinci ebbe un’altra frequentazione: «Ebbi un altro fidanzamento nel frattempo, lei no». Poi però si rese conto il suo unico vero amore era Paola: «Le facevo telefonate anonime solo per sentire la sua voce».
Alla fine riuscì a riconquistarla, e oggi, dopo 34 anni di matrimonio, Paola resta il pilastro della sua vita: «Se sono così è grazie a lei e mia madre». I due, come il cantautore ha spiegato a Diletta Leotta, non riescono a stare l’uno lontano dall’altra: «Paola mi ha chiamato un’ora fa, mi ha detto “siamo sempre un po’ distanti in questo periodoIo le ho risposto che sono partito soltanto ierima lei mi ha replicato “anche l’altra volta sei partito”. Questo fervore, così potente, è una bella cosa. Il giorno in cui finirà, mi auguro mai, probabilmente mi dovrò preoccupare».
Sal Da Vinci e Paola hanno anche vissuto momenti difficili personalilegati ai due figli: Annachiara nacque con un brutto angioma alla carotide, poi Francesco «si ammalò e non riuscivamo a capire perché avesse quella febbre così forte. Lo portammo ovunque: chi diceva le tonsille, chi un problema all’orecchio…». La diagnosi finale è stata terribile: meningite. «Un virus potentissimo e pericolosissimo. Francesco era davvero a un passo da un’altra vita. Io e mia moglie eravamo ragazzini, si è sempre impreparati, ma da giovani è tutto più difficile. Quando Francesco stava male, pregavo la Madonnina del reparto, all’ospedale Santobono: se lo salvi smetto di cantare. Stavo per giurare e mi hanno chiamato per firmare, dovevano fargli un esame speciale. La dottoressa, non lo scorderò mai, si chiamava Di Grazia: mi ha salvato il bambino».
