«Il jeans è un tessuto capace non solo di vestire tutti, ma di vestire i sogni di tutti», ha esordito Simone Marchettiredattore capo Vanity Fair Italia«se ci pensate, nei grandi filmnei viaggi più epici, gli esploratori, gli artisti, tutti si mettono in valigia un paio di cinquetasche in denim o una camicia di jeans, non solo perché sono degli indumenti facili, ma allo stesso tempo sono anche quelli più simbolici che possono vestire i sogni. Anche il nostro progetto è nato da un sogno, e oggi siamo qui a raccontarlo».
L’intento è capire come chi lavora con le proprie mani riesca, con passione e dedizione, a creare la “perfetta esecuzione” ma, anche, a diventare un punto di riferimento non solo nel laboratorio o studio in cui opera, ma anche per l’intera città in cui vive e, in alcuni casi, nella comunità globale. «Il culto dei creatoriquindi degli artigiani, e il culto anche dei creatori di gusto, ovvero chi, con quello che fa, riesce a costruire un nuovo percorso, un gusto nuovo, una nuova direzione. Ecco, Archivio Italia non ha voluto puntare sulla parola lusso, ha voluto sostituirla con la parola eccellenza. Eccellenza è qualcosa che rappresenta al meglio i valori di un prodotto fatto dalle persone, con l’impiego di tanto tempo, tanta fatica e tantissima creatività». ha continuato Marchetti.
Giovanni Gasperini
Una riflessione concreta su come nascono oggi le nuove forme di influenza che partono dal savoir faire e lo trasformano in propellente per creare non solo oggetti, ma anche comunità e interconnessioni. Gli artefici del gusto intesi come figure che partono dalla dimensione operativa — la bottega, l’atelier, lo studio — e con il loro lavoro accurato arriviamo a definire gusti, orientamenti, visioni condivise. «Archivio Italia pone l’accento proprio sulla cura, quella ovviamente degli artigiani, a cui si aggiunge il concetto di insieme, poiché le cose si fanno insieme. Sabato de Sarno ha scelto come colore-manifesto del progetto un particolare tipo di gialloche al suo interno ha anche un tocco verde per farlo diventare un po’ freddo. Questo perché nelle botteghe artigiane c’è un neon che proietta questo tipo di luce molto forte che serve per vedere i difetti. Ma è proprio dai difetti che parte tutto: quando hai un’idea in testa, che sia una borsa, un gioiello, un pezzo di progetto…state sicuri che il primo prodotto che si crea, esce fuori sbagliato. Ma se si ha la determinazione di ripartire da lì, il passo più grande è già stato compiuto».

