All’angolo tra via Melchiorre Gioia e viale della Liberazione, nel cuore di Porta Nuova, si è formato un capannello di persone sorprendentemente rumoroso per una mattina milanese. Non è il pubblico di un vernissage e nemmeno quello di una prima teatrale. Tra loro si riconoscono Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune di Milano, Elisabetta Sgarbi della Milanesiana, i vertici della Triennale e di BASE Milano, curatori, musicisti e artisti che animano la vita culturale della città. Tutti stanno entrando nello stesso luogo: Volvo StudioMilanolo spazio con cui la casa svedese da nove anni racconta i propri valori attraverso la cultura.
Come accade ormai all’inizio di ogni anno, è qui che viene presentata la programmazione dei mesi a venire. Un appuntamento che è diventato quasi rituale nel calendario culturale milanese. Perché il Volvo StudioMilano non è soltanto una location per eventi: è un laboratorio dove musica, arti visive, scienza e performance dialogano con l’innovazione tecnologica del marchio. Ad accogliere gli ospiti nello spazio di Porta Nuova ci sono Michele Criscipresidente di Volvo Car Italia, e Chiara Angelideus ex machina del Volvo Studio Milano nonché direttore commerciale di Volvo.
Volvo Studio Milano e il tema 2026: Orizzonti Sensoriali
Il filo conduttore del 2026 si chiama Orizzonti Sensoriali. Un’espressione che sembra uscita da un trattato di filosofia, ma che nasce da una riflessione molto concreta: la tecnologia sta cambiando il modo in cui percepiamo la realtà. Vieni a ricordarlo Michele Criscidirettore di Volvo Car Italia, lo Studio nasce proprio con l’obiettivo di creare uno spazio in cui «musica, arti visive, scienza e performance dialogano con l’innovazione tecnologica del marchio».
Sensori, algoritmi e sistemi di calcolo ampliano la capacità di leggere ciò che accade intorno a noi. Nelle automobili Volvo questo principio si traduce in architetture tecnologiche capaci di raccogliere dati dall’ambiente e anticipare situazioni di rischio. Da qui l’intuizione curatoriale dello Studio: se la tecnologia espande i nostri sensi, anche l’arte può fare lo stesso.
