C’è un’idea romantica dello sci che resiste nell’immaginario collettivo: montagne innevate, piste immacolate, il silenzio interrotto dal crepitio della neve che cade. Un’immagine che oggi fa il paio con un’altra, forse molto più frequente e meno bucolica: la lingua bianca delle piste da sci e l’erba bruciata gialla e marrone intorno. L’innevamento artificiale, tecnico o programmato che dir si voglia, è oggi una condizione imprescindibile per permettere la pratica dello sci.
«Senza tecnologianegli ultimi tre anni, qui non si sarebbe sciato», ci spiega Tommaso Reiterdirettore del consorzio Skirama Kronplatz/Plan de Corones, dove siamo venuti a capire come funziona la tecnologia dietro l’innevamento programmato, ma anche impianti e manutenzione delle piste: un trittico che tiene insieme la stagione. È lui che ci accompagna, sci ai piedi, in un tour attraverso il comprensorio che, con oltre 120 chilometri di piste, attira sciatori da tutta Europa. Ma è il backstage che ci interessa conoscere: un laboratorio a cielo aperto che rende possibile lo sci in questi tempi di clima sconclusionato.
Neve programmata vs neve artificiale: non è un gioco di parole
Thomas mi bacchetta quando accenno alla «neve artificiale» e mi dice che occorre fare una precisazione, perché la separazione è tutt’altro che semantica. Neve artificiale suona come qualcosa di chimico, quasi innaturale. La realtà è molto più semplice: l’innevamento programmato o tecnico replica esattamente il processo che avviene in natura: acqua e aria a bassa temperatura che si trasformano in cristalli di ghiaccio. Nient’altro. Nessun additivo chimico, nessuna sostanza innaturale. Solo H₂O che cambia stato.
La differenza è che se in natura servono le condizioni giuste al momento giusto (che sono sempre più rare a causa del cambiamento climatico), con l’innevamento programmato quelle condizioni si creano artificialmente quando le temperatura lo permettono. È questa capacità di «programmare» la neve che fa la differenza tra una stagione sciistica garantita e una dove si scierebbe solo dopo le nevicate. A Plan de Corones l’hanno capito trent’anni anni fa, quando hanno installato i primi cannoni. Oggi, con le finestre di innevamento sempre più strette a causa dell’innalzamento delle temperature, chi non ha questi sistemi è destinato a rimanere indietro, se non fermo.
Cannoni d’alta quota
I cannoni sparaneve sono lì a ricordacelo: se stai sciando è tutto merito loro. Ma quando scopri come funzionano davvero che capisci la complessità del sistema. Ogni cannone (a Plan de Corones, per intenderci, ce ne sono 760) è alimentato da bacini artificiali in superficie (quelli che scorgete quando sciate) e persino sottorranei. Ogni sparaneve è gestito da un software che regola la quantità d’acqua da erogare. Sotto le piste corre un’infrastruttura invisibile ma essenziale: chilometri di tubi che alimentano ogni cannone con l’acqua, controllati da un sistema concentrato che decide quando, dove e quanta neve produce.
All’interno, degli iniettori nebulizzano una miscela di acqua e aria compressa: il processo di cristallizzazione avviene in pochi secondi, creando fiocchi di neve che cadono al suolo. Il sistema può produrre, incredibile ma vero, 16 diverse qualità di neve, a seconda delle temperature e delle esigenze della stagione. Mai più secca per la base, più umida quando serve compattare. Nel caso del comprensorio sciistico altoatesino, l’80% della produzione avviene a novembre, quando le temperature sono ideali e si può costruire la base solida su cui reggere tutta la stagione. Poi, durante l’inverno, i cannoni lavorano circa 3-4 ore a notte per produrre neve quando necessario. In totale, 80 ore operative per l’intera stagione.
Il GPS del gatto delle nevi
Di notte, quando gli sciatori dormono, le piste del comprensorio tornano ad essere abitate dai gatti delle nevi (dall’inglese gatto delle nevima si chiamano così per un errore di traduzione) che illuminano le piste con i loro potenti fari. Nel comprensorio di Plan de Corones c’è un esercito di quaranta bestioni – che arrivano a costare anche mezzo milione di euro l’uno – escono dai garage e iniziano a battere le piste dalle 17:30 a mezzanotte circa, ogni sera.
