Ora come convive con tutto ciò e come porta avanti la sua eredità, artistica e spirituale?
«Anche se è triste che lui non ci sia più, ho tutto questo lavoroche era la sua passione. Quindi lui continua ad essere molto presente nelle mie giornate. Sono fortunata anche perché c’è molto interesse verso le sue fotografie. Non è un lavoro duro. Non è che io stia bussando alla porta, anzi sono gli altri a farlo. Io devo solo far sì che tutto accada nel migliore dei modi, con creatività e idee interessanti. Credo davvero che se si pronuncia il nome di qualcuno, quella persona non muore mai. Sei vivo finché l’ultima persona ti nomina. Questo è il mio pensiero romantico. Ma è davvero un bellissimo lavoro da fare: portare avanti la sua eredità».
A quali progetti sta lavorando?
«In cantiere c’è un libro che si intitolerà Musa. Lui amava le donne e fotografava le più belle. Sarà un volume bello corposo. Ci sto lavorando proprio ora. In contemporanea sto organizzando una serie di mostre sul lavoro di Douglas, ovunque sia possibile, nei musei o nelle gallerie. A luglio ne inaugurerò una nel sud della Francia. Mentre, nelle ultime settimane, ho visto l’anniversario, mi sto occupando di tutto il materiale su Marilyn».
Come vorrebbe che le generazioni future ricordassero Douglas?
«Come un grande esempio di vita, soprattutto per il modo in cui si comportava con i giovani. Eravamo sempre circondati da loro, dato che tutti i nostri assistenti erano giovani. Era molto generoso con i giovani fotografi, ha tenuto moltissimi workshop. Spero che venga ricordato come una persona dal talento genuino e alla mano. Chiunque poteva chiamarlo. Quando è morto, ho ricevuto messaggi su Facebooksu Instagramda persone che non conoscevavo, che forse l’avevano incontrato per tre minuti, durante un firmacopie. Dicevano che lui aveva cambiato la loro vita. Se lei avesse incontrato Douglas l’avrebbe salutata, poi l’avrebbe guardata dritta negli occhistringendole la mano. Non gli sarebbe importato se ci fosse stata una fila di 20 persone in attesa di parlargli. Le avrebbe fatto qualche domanda e si sarebbe sentito in sintonia con lui. Entrava in sintonia con le persone a un livello umano reale, genuino. Non era pretenzioso. Credo che questo si vedesse anche nelle sue fotografie, come quella con Marilyn, ma non solo, tutte le altre. È così che vorrei che fosse ricordato. Era un principe e un essere umano bellissimo e puro. Molto meglio di me».
