Un legame emotivo, quello per le auto, che parte da lontano. «La passione per le auto storiche l’ho ereditata da mio padre. Ricordo la meraviglia davanti a certe linee, fin da bambino. Tra quelle che ricordo con affetto c’era una Porsche 914, che ogni tanto gli fregavo per le mie scorribande». Subito dopo l’auto è diventata un’appendice della sua vita da musicista. «I miei esordi da musicista li ho vissuti in gran parte dentro una macchina girando per locali dove suonare. Non solo un mezzo di trasporto, ma il mio rifugio dove ascoltavo tonnellate di musica».
Auto che per lui sono sempre state una forma d’arte: «La sinuosità di alcune auto richiama l’armonia e come l’auto fende l’aria, quest’ultima è musica. È design che suona». L’auto disegnata da Pininfarina che vorrebbe possedere? «È una gara difficile. Impazzisco per la Pininfarina Battista. E in generale quando guardo una Ferrari disegnata da Pininfarina non vedo solo un’automobile, vedo le stesse curve di una melodia jazz, la stessa ricerca di armonia che c’è in una composizione musicale».
Ed è questo il punto. Storia di una leggenda. Pininfarina è un racconto corale che non riguarda solo la storia di un’azienda o di una famiglia. È la storia di come l’Italia, nel Novecento, ha saputo trasformare l’artigianalità in eccellenza industriale senza perdere l’anima. Di conseguenza la bellezza può essere un valore produttivo, non solo estetico. E di come, ancora oggi, nel mondo si riconosca quello stile che ha reso Pininfarina inconfondibile non solo un cognome, ma un sinonimo di eleganza italiana.
