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    Home»Lifestyle»Piccoli rifiuti elettronici, tra obbligo e disinformazione: disfarsene correttamente è semplicissimo e gratuito
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    Piccoli rifiuti elettronici, tra obbligo e disinformazione: disfarsene correttamente è semplicissimo e gratuito

    redazioneBy redazioneFebruary 24, 2026
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    Giacciono nei nostri cassetti di casa aspettando di essere portati in scarica: decine di cavi aggrovigliati, caricabatteria, telecomandi, rasoi elettrici, asciugacapelli e cellulari dei tempi che furono. Sono io RAEE, i piccoli rifiuti elettronici. Ma i buoni propositi non sempre si traducono in azioni concrete. Il tempo parla di oltre 200 milioni di apparecchiature elettriche non più utilizzate. Circa 9 a famiglia.

    La buona notizia è che disfarsene correttamente è, nella maggior parte dei casi, semplicissimo e gratuito: basta consegnarli ai negozi di elettronica, gratuitamente e senza bisogno di comprare qualcosa. Eppure, a più di dieci anni dall’entrata in vigore della legge apposita, qualcosa ancora scricchiola.

    A dieci anni dall’entrata in vigore dell’articolo 11 del decreto legislativo 49/2014, che obbliga i negozi di elettronica sopra i 400 metri quadrati a ritirare gratuitamente i RAEE sotto i 25 centimetri anche senza acquisto, Legambiente ha deciso di verificare sul campo. La ricerca Missione RAEE: Zero scusecondotta tra ottobre e dicembre 2025, ha monitorato 141 volontari che si sono presentati in incognito in altrittanti grandi negozi di elettronica distribuiti in otto regioni italiane, con in mano un piccolo rifiuto elettronico e una domanda semplice: posso lasciarlo qui gratuitamente?

    L’86% promosso, il 14% rimandato

    Il quadro generale è positivo. Nell’85,8% dei casi il conferimento è andato a buon fine, e quasi sempre senza ostacoli. Nel 59% dei negozi il RAEE è stato inserito in un contenitore dedicato e visibile; nel 38% è stato ritirato direttamente alla cassa. Solo in una minoranza dei casi il punto di raccolta non era ben segnalato.

    Eppure il 14% dei negozi monitorati non ha consentito la consegna. In undici casi è stato dichiarato che il punto vendita effettuava solo il servizio «1 contro 1», cioè il ritiro dell’usato esclusivamente a fronte dell’acquisto di un prodotto nuovo equivalente. In altri casi si accettavano solo lampadine o batterie, oppure il personale ha affermato di non essere abilitato al servizio. Complessivamente, nel 16% dei punti vendita il personale non conosceva l’esistenza dell’“1 contro 0”. Un vuoto informativo che pesa, considerando che si tratta di un obbligo di legge.

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