Quando ha ripreso in mano i suoi vecchi brani, canzoni che hanno anche più di 30 anni, cosa ha pensato?
«Rileggendo i testi, mi sono accorto di quanto la società che racconto si sia spostata davvero di poco, se non alle volte indietreggiando. È così che mi si è accesa una lampadina: ho valutato quanto sia utile spogliare un brano musicale dalla ricchezza della musica e restituirlo nella maniera più essenziale e cruda, con l’obiettivo di dare alla voce e alle parole il peso che meritano».
Qualcosa in cui non si rispecchia o non si riconosce più, c’è stata invece?
«Sinceramente no. Le faccio un esempio: non è contenuto nel disco, ma un brano come Accendimi che ho scritto pensando alla televisione e al suo potere culturale, oggi è assolutamente calzante per i social media… basterebbe cambiare davvero due parole parole».
Trova i social media più pericolosi di come considerava la televisione negli anni ’90?
«Certamente sì. La televisione, soprattutto all’epoca, aveva un numero limitato di canali e la fruizione è completamente diversa rispetto ai social. Siamo passati dalla celebrità effimera, come quella del “quarto d’ora” immaginato da Andy Warhol, a una futile, con una platea vastissima, che rischiare di trascinare in pericolose derivate di onnipotenza. Inoltre, le piattaforme social hanno una distribuzione capillare e permettono praticamente a chiunque, con un microfono e una telecamera, di inseguire quel tipo di popolarità».
Alcuni brani di Voce e Batteria sono del suo album d’esordio, pubblicato nel 1993. Come è cambiata o peggiorata l’Italia in questi 30 anni in cui lei l’ha osservata?
«Diciamo che parafrasando un mio brano, quelli che ben pensano hanno figliato e, nel farlo, non hanno trasferito la parte nobile del genoma. La vera spinta di questi anni, da Berlusconi in poi, è stato l’opportunismo: è quello che ha mosso tutte le scelte, ma ha radici molto più antiche, in progetti che miravano a cambiare le basi del nostro sistema costituzionale. E la realtà odierna, con i vari decreti sicurezzai progetti di revisione costituzionale, la discussione sull’elezione diretta del premier, ci restituisce ancora una volta questo scenario. Però, per fortuna, episodi recenti ci dimostrano che la nostra Carta Costituzionale è solida e continua a resistere, anche se non grazie a noi 50enni».
Gli under 35 hanno votato in maggioranza per il n.
«È stato grazie a loro… i tanto bistrattati giovani hanno ribadito la tenuta della nostra Costituzione».
È a loro che si rivolge con questo album?
«Le direi di sì. Credo che, da un punto di vista musicale, il linguaggio acustico che abbiamo usato, con la batteria suonata a mano e senza nulla di sequenziato o computerizzato, possa interessare ai giovani. Ho la sensazione che si stanno riabituando a sonorità più scarne ed essenziali».
Pero, siamo nell’era dello streaming, dei brani che vanno virali su TikTok perché hanno un ritornello che funziona. Funzionano ancora artisti che, come lei, danno ancora così spazio alla parola?
