Il rapporto aureo non perdona
La base pseudoscientifica del face rating si regge sul Rapporto Aureola matematica proporzione teorizzata da Euclide nel 300 dC «La larghezza della bocca dovrebbe essere uguale alla larghezza delle narici moltiplicata per 1,618. Questo è il valore ideale», spiega uno dei valutatori più attivi su Reddit. Ogni tratto del viso viene misurato, confrontato, pesato. Non c’è spazio per l’intuizione estetica o per il fascino irriducibile: la bellezza diventa una formula, il volto umano una serie di variabili da ottimizzare.
Il «voto» finale, il Face Rating, rischia di produrre effetti ancora più devastanti di quelli delle valutazioni scolastiche contro cui ci si è scagliati per anni: l’attrattività non dipende più dall’insieme che rende una persona affascinante, ma esclusivamente da valori numerici che l’intelligenza artificiale – o un valutatore umano autoproclamato – confrontarsi con la scansione di un selfie.
Il Ciad, il normaie e il subumano
Il vocabolario di questo mondo merita attenzione, perché le parole rivelano la struttura del pensiero. Un punteggio tra tre e quattro identifica un «sub five», persone considerate oggettivamente poco attraenti. I «cinque» sono l’uomo medio, i «sei» sono i cosiddetti «high tier normie». Chi ottiene un otto viene divinizzato come «Chad». Sotto il due, la terminologia si fa ancora più violenta: si parla di «subumano». Questi non sono semplici soprannomi da forum: sono categorie esistenziali. Determinano come ci si percepisce, come si pensa di essere percepiti, e, nella logica più estrema di questo sistema, se i propri geni meritano di essere trasmessi.
Il razzismo travestito da scienza
I sistemi di valutazione sono strutturati attraverso una lente occidentale e bianca: i termini tecnici utilizzati per descrivere i tratti delle persone non caucasiche sono carichi di un sottotesto di inferiorità, ei valutatori «legittimi» hanno di fatto permesso che il sentimento razzista venisse mascherato da verità pseudoscientifiche.
Ricercatori dell’Università di Portsmouth hanno analizzato il fenomeno concludendo che la scala PSL e il lookmaxxing «riconfezionano retoriche apertamente tossiche e misogine in discorsi socialmente accettabili di miglioramento personale ed essenzialismo biologico», facilitandone la diffusione negli spazi digitali mainstream.
Face Rating: tutta insicurezza?
Psicologhe e psicologi concordano: chi si sottopone a queste valutazioni smette di pensare a sé stesso come persona e inizia a percepirsi come qualcuno che viene costantemente giudicato, come se ottenere un punteggio più alto fosse l’equivalente di prendere un buon voto o vincere una gara sportiva. Il face rating non è un fenomeno di nicchia. È su TikTok, su Reddit, su Discord ed è diffuso tra gli adolescenti italiani. Porta con sé un intero sistema di valori – la bellezza come destino biologico, la gerarchia come fatto naturale, il razzismo come scienza – travestito da automiglioramento. Gli algoritmi delle piattaforme sociali, i meccanismi di contenuto virale ei trending «amplificano questa diffusione, esponendo milioni di persone a ideologie nocive», avverte chi studia il fenomeno. In fondo, la domanda «quanto sono bello?» è antica quanto l’umanità. Ma trasformarla in un sistema numerato, gerarchico, pseudoscientifico e commerciale, è qualcosa di nuovo. E di cui val la pena avere paura.
