In un’epoca dominata dalla velocità, dall’automazione e dalla smaterializzazione dei processi, Vanity Fair Italia inaugura Archivio Italiaun nuovo progetto culturale ed editoriale che mette al centro le storie umane dietro l’artigianato e le manifatture d’eccellenza. Il primo capitolo, è dedicato al design italiano e sarà presentato in occasione della Settimana del Design milanese.
Pensato come piattaforma di lungo periodo, Archivio Italia si svilupperà attraverso magazine, iniziative editoriali digitali, interventi urbani, eventi e opere artistiche site-specific con l’obiettivo di indagare il valore contemporaneo del artigianato: il tempo necessario, la competenza tecnica, la responsabilità verso i materiali, la trasmissione del sapere e soprattutto le storie degli uomini e delle donne che tengono viva questa tradizione fondamentale per il patrimonio culturale ed economico di un Paese.
«Fiera della Vanità ha sempre raccontato persone, visioni, identità», spiega Simone Marchettiredattore capo Vanity Fair Italia«Con Archivio Italia apriamo un nuovo capitolo del nostro racconto: entriamo negli archivi, torniamo alle origini del fare per riportare alla luce le storie ei volti che lo rendono possibile. Crediamo che guardare a ciò che è stato sia il modo più consapevole per costruire ciò che sarà. Gli archivi, infatti, non sono radici ma origini: non tengono fermi in un punto, anzi, spronano ad andare avanti, a costruire un nuovo futuro».
Cuore di questo debutto sarà INSIEMEprimo capitolo di Archivio Italiauna mostra curata da Sabato De Sarnoche dichiara: «INSIEME nasce dal desiderio di avvicinarsi a ciò che di solito non si vede: la mano che lavora, il tempo che si deposita nelle cose, la conoscenza che si trasmette oltre le parole. Non volevo raccontare oggetti, ma persone. Volevo restituire spazio a chi costruisce la bellezza ogni giorno, senza che nessuno lo veda. In un mondo che accelera, INSIEME sceglie di fermarsi. Di guardare l’origine di ogni forma: la mano, la luce, la presenza. Perché il futuro non è ciò che verrà ma ciò che sappiamo ancora riconoscere, ascoltare, immaginare con le mani».
