Questo le ha creato frustrazione?
«Ma mi ha dato anche più forza. Per me, lo studio è arrivato con la maturità, con una stabilità economica, quindi è stato una sorta di coronamento. Non ho mai smesso di studiare, anche quando non poteva essere la mia attività principale. Però, farlo da adulto mi ha dato una pace, una lucidità che non avrei mai potuto avere da giovane».
Pensavo che con questo cambiamento di vita così radicale è difficile definirla. Lei con quali parole lo farebbe?
«Io sono un creativo. Sono uno che ha passione per la visione e per la costruzione di ciò che non esiste. Non penso di essere un imprenditore perché non ho quel tipo di mentalità e non ho mai avuto problemi a delegare questo ruolo, nelle mie aziende, a chi era molto più esperto di me. Non sono un intellettuale perché non mi piace fare astrazione, mi piace stimolare il dialogo, la discussione, la creazione di qualcosa».
Nel suo viaggio personale, quali sono state le sue tappe fondamentali?
«Sicuramente, il bisogno di lavorare perché, in famiglia, c’era questo tipo di necessità e questo mi ha portato a conoscere la comunicazione, la radio, la discoteca e la possibilità di esprimermi. Poi, le direi anche l’incontro con Antonio Meneghetti che mi è servito a uscire dal sistema della società dello spettacolo. Mi ha permesso di reinventarmi da capo e di lasciare la televisione che avevo capito che stava morendo. Poi c’è sicuramente l’amore, gli incontri con alcune donne».
Come l’hanno cambiata?
«Mi hanno cambiato i connotati, mi hanno aperto a una visione del mondo molto più bella. Io sono una persona molto razionale e, senza le donne, non avrei mai conquistato quella parte irrazionale che è una delle parti più importanti e belle di me. E, a questo, è collegata un’altra tappa importantissima».
Quale?
«La possibilità di stare vicino alla mia ex compagna Cristiana (Capotondi ndr) per la nascita di sua figlia. Anna mi è cambiata moltissimo dentromi ha aperto il cuore… quella creatura è stata il mio Buddha».
Nel tempo, come è cambiato il suo rapporto con la fama e il successo?
«Devo ammettere che non è mai stato troppo buono: ho sempre vissuto il successo con un certo grado di fastidio. Ma credo sia impossibile, quando si è molto giovani, avere un rapporto sano con questo aspetto della propria vita: basta guardare a chi è diventato molto famoso quando era poco più che un bambino, poi da adulto finisce per autosabotarsi. Poi quando da volto di MTV, sono diventato anche argomento per i rotocalchi, ho proprio capito che dovevo allontanarmi da questo mondo. Oggi, cerco un altro tipo di successo che è molto più paritario: non c’è più l’idolatria, ma cercare il rispetto, la vibrazione nello sguardo delle persone».
