Cinema non solo nella vita di Richard Gere. Come noto, quando non è sul set l’attore si impegna in diverse cause umanitarie e tra queste c’è anche quella per il diritto alla casa.
Tramite la sua Fondazione Gere e insieme all’organizzazione spagnola HOGAR SÍ (di cui siede nel cda insieme alla moglie Alejandra), sta collaborando con il programma delle Nazioni Unite UN-Habitat per porre il problema dei senzatetto al centro del dibattito globale sull’edilizia abitativa.
Un tema del quale ha parlato anche al Forum Urbano Mondiale, svoltosi recentemente a Baku, in Azerbaigian, con un videomessaggio che ha preceduto la proiezione del suo documentario Quello che nessuno vuole vedereche esplora le tensioni tra le diverse realtà della vita urbana, spesso ignorate o rese invisibili.
Come spiegato in un’intervista a Euronewsuna spinta Gere a spendersi per questo tema è la ferma convinzione che la mancanza di una casa non sia una condizione senza uscita, ma «un’ingiustizia sociale che può essere risolta grazie a un profondo cambiamento di visione e di approccio» dei governi del mondo.
Per la stella di Hollywood la casa non è un privilegio ma un diritto. Anzi «la porta d’accesso a tutti gli altri diritti. Senza un’abitazione sicura non c’è salutonon c’è istruzione, non c’è lavoro stabile. Quando quella porta si chiude, il ciclo dell’esclusione diventa quasi impossibile da spezzare».
Oltre alla propria sensibilità, a spingerlo ad impegnarsi a favore di chi non può contare di un tetto sopra la testa è stata un’esperienza personale. «Alcuni anni fa, durante le riprese del mio film Tempo fuori di testainterpretavo una persona senza dimora. Camminavo per le strade di New York senza che nessuno mi riconoscesse e ho provato qualcosa che non avevo mai sentito prima: indifferenza, invisibilità, isolamento. Quell’esperienza ha avuto un effetto profondo su di me».
