Tra gli spaghetti all’astice e granchio in guazzetto, gamberoni grigliati o risotti all’Aragosta, io crostacei sono protagonisti dei menù natalizi, soprattutto del cenone del 24 dicembre quando per tradizione la carne è bandita dalla tavola.
Ma se proprio si vuole mangiarli, perché non fare in modo che vengano uccisi senza sofferenza? Basta un rapido giro per pescherie e mercati rionali per rendere conto di quanto, ancora oggi e malgrado le conoscenze scientifiche acquisiscono sulla loro capacità di provare dolorei crostacei sono infatti ancora venduti vivicon le chele legate, ore e ore sul ghiaccio, dopo viaggi estenuanti che li trasportano soprattutto dal nord Europa. Senza che gli venga riconosciuto anche soltanto il più basilare dei diritti che si deve garantire ad ogni essere vivente: morire senza sofferenza.
La campagna Dalla parte dei crostacei
Riparte proprio da qui la campagna e la petizione (da firmare) Dalla parte dei crostacei promossa da una coalizione di associazioni guidata da Diritto Animale Italia e che comprende anche Uguaglianza degli animali, Ciwf, Enpa, Essere Animali, Lav, Leal, Lndc e Oipache con una petizione online che ha raccolto fino ad ora oltre 10 mila firme. Gli obiettivi sono chiari: divieto di bollitura da vividivieto di conservarli ed esporli a diretto contatto con il ghiaccio, divieto di vendita quando sono ancora vivi (come succede con tutti gli altri animali) e infine una legge che li riconosca come esseri senzienticapaci di provare dolore e sofferenza al pari di altri animali già riconosciuti come tali, come mammiferi e uccelli, considerando le numerose prove scientifiche a supporto di ciò.
La sensibilità dei cittadini emersa da un sondaggio
La piattaforma Dalla parte dei crostacei che discussione le nove associazioni animaliste nasce a luglio, ma in questi giorni in cui la vendita di crostacei aumenta vorticosamente al pari del loro prezzo – secondo i dati BMTI, le mazzancolle hanno già fatto segnare un aumento del 22% in una sola settimana – rilancia gli stessi obiettivi con l’intento anche di sensibilizzare le persone ad acquisire più consapevoli.
«Abbiamo recentemente commissionato un sondaggio a Youtrend – spiega Alessandro Ricciutti fondatore di Diritto Animale Italia – da cui emerge che i consumatori sono più sensibili di quanto non si immagini, segnalando anche che gli esercizi commerciali in cui si espongono acquari contenenti crostacei vengono destinati all’alimentazione non visti con favore. La maggioranza degli italiani chiede che vi siano tutele legali per questi animali».
In particolare, secondo il sondaggio pubblicato ad ottobre, il 64% degli intervistati vieterebbe di tenerli in vasche non adatte alle loro esigenze vitali, mentre il 61% risulta contrario alla cottura da vivi. Anche la detenzione in condizioni inadeguate, sotto luci intense o esposte su ghiaccio vedono l’opposizione del 51% del campione; mentre il 46% condanna la legatura delle chele. Quanto alle attitudini all’acquisto, il 39% degli intervistati sono meno propensi a scegliere un ristorante di pesce in cui mangiare in caso di presenza di crostacei vivi, esposti in vasche o in vetrina.

