È un inno alla milanesità, un intreccio di storie familiari, che ruotano tutte intorno all’architetto Piero Portaluppi (1888-1967), l’autore, per intenderci, del sagrato del Duomo, dell’Arengario (oggi Museo del Novecento), del Planetario Hoepli nei giardini di Porta Venezia, del palazzo della Banca Commerciale Italiana e poi, ancora (Casa degli Atellani per esempio) e ancora (Casa Crespi in corso Venezia).
Con passaggi affettivi e logiche di gestione, la Fondazione Piero Portaluppi ha ceduto tutto l’archivio al Fai (Fondo per l’Ambiente Italiano), perché venisse custodito a Villa Necchi Campigliogioiello architettonico degli Anni Trenta, anche questa opera iconica di Portaluppi.
E così si chiude un cerchio, che si riapre immediatamente. Il fatto che siano arrivati a Villa Necchi più di mille disegni dell’architetto (quadri stupendi), più di 15mila cartoline provenienti da ogni dove, oltre 100 bobine di pellicola (quelle che sono servite per il film L’Amatoreuscito nel 2016), migliaia di fotografie e 19 suoi arredi pezzi unici, non può che far ripartire un meccanismo di valorizzazione: «La volontà», racconta il nipote Letizia Castellini Baldissera«era che l’archivio non si smembrasse. Negli anni noi di famiglia ci abbiamo lavorato tanto, ma era importante che questo materiale fosse ben conservato, organizzato, che potesse essere fruibile dagli studenti che potevano fare delle ricerche su di lui».
Per inaugurare il tutto è stata allestita la mostra Piero Portaluppi: l’arte del disegno, curata da Roberto Duliodocente di Storia dell’Architettura al Politecnico di Milano: sono 44 disegni, più divertenti che tecnici (i particolari – guardateli – sono esilaranti), con caricature, vignette e progetti. Un mix perfetto di sobrietà e fantasia, come tutti i lavori di Portaluppi.
Per accedere ai nuovi spazi basta prendere il «consueto» biglietto per visitare Villa Necchi, mentre per la consultazione del materiale, che sono libri, cartoline o bozzetti, bisogna prima prenotare la visita: «Vorremmo che fosse un luogo vivo, da cui possano nascere tante altre idee».

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