È una narrazione leggera, autoironica, sorprendentemente efficace. Soprattutto coerente con un posizionamento chiaro: mettere davvero il cliente al centro, senza scorciatoie retoriche. Non è un caso che la campagna arrivi dopo un anno particolarmente solido per Prima Assicurazioni, che nel 2025 ha registrato una crescita del 39% nei premisuperando 1,8 miliardi di euro e raggiungendo oltre 5 milioni di clienti attivi. Numeri che raccontano un’evoluzione ormai evidente: da startup insurtech un player strutturato, capace di tenere insieme innovazione tecnologica, rete fisica (oltre 1.600 agenzie) e una strategia omnicanale sempre più raffinata.
Ma è sul piano del linguaggio che Tu, Prima segna uno scarto interessante. Perché invece di usare il testimonial come figura aspirazionale, lo mette in discussione. Lo ridimensiona. Lo umanizza. E Mourinho, sorprendentemente, ci sta. Anzi, si diverto.
«In questa campagna certo che mi riconosco», racconta. «Magari non sembra, dato il mio lavoro, ma io sono una persona ironica, a cui piace divertirmi e mi sono divertito davvero con questo personaggio che ho “vestito”anche grazie a una produzione super professionale e un modo di lavorare sempre con il sorriso». Non è solo una questione di tono. C’è anche qualcosa di personale, quasi intimo, nel modo in cui accetta di spostarsi dal centro.
Alla domanda su cosa metta davvero «al primo posto» nella sua vita, la risposta è meno teatrale e più diretta: «Ci sono tante cose. La mia famiglia, i miei amici, il mio lavoro, i tifosi del club che difendo. Sicuramente vengono davanti a me. Non sono il tipo di persona che pensa di essere al centro del mondo». Ed è proprio in questo cortocircuito che la campagna colpisce: prendere un’icona dell’ego e usarla per raccontare l’esatto contrario. Non chi sta davanti a tutti, ma chi sceglie di mettere gli altri al primo posto.

