Il cuore concettuale del padiglione è un manoscritto immaginario del XV secolo chiamato Mentjap jang Tiada Bertjap: Plajeran Agoeng (“Stampare l’non stampato: il grande viaggio”). Il testo racconta un viaggio fantastico dal Lago Toba, in Indonesia, fino a Venezia, narrato da un archivista immaginario di un antico regno. Attraverso questa falsa cronaca storica, il progetto invita il pubblico a riflettere su come si costruiscono le storie ufficiali del mondo, sulle origini della conoscenza globale e sui rapporti tra Oriente e Occidente.
La mostra principale ricostruisce questo viaggio tramite 21 incisioni, tre per ciascuno dei sette artisti partecipanti. Ogni artista interpreta una parte diversa della narrazione: alcuni rappresentano paesaggi e rotte marittime, altre scene di vita a bordo, altri ancora ritratti dei personaggi coinvolti nel viaggio. Il risultato è una narrazione collettiva e frammentata, in cui convivono stili e tecniche differenti.
Nelle altre stanze del padiglione, ogni artista presenta opere individuali che ampliano il concetto del manoscritto attraverso percorsi materiali e concettuali personali:
- Agus Suwage usa metafore vieni Coccodrilli di terra e di mare per esplorare le ambizioni che portano al dominio, mentre la sua Serie della diaspora suggerisce che, quando le persone si spostano, si spostano anche oggetti e ricordi.
- Syahrizal Pahlevi continua il suo Progetto di xilografia mobiledocumentando persone e paesaggi veneziani come forma di interazione sociale.
- Nurdian Ichsan presenta Bene per Veneziaun contenitore di memoria e un portale tra mondi, insieme a opere in porcellana che esplorano il «fantasma interiore».
- RE Hartanto traduce gli incontri immaginari del manoscritto nel presente attraverso ritratti realistici che collegano la storia fittizia all’identità indonesiana contemporanea.
- Theresia Agustina Sitompul presenta POSTMOIuna rilettura critica dello stile coloniale Mooi Indiache idealizzava i paesaggi indonesiani.
- Mariam Sofrina esplora paesaggi ricchi di mito e storia con la serie Bukit Tunggulsostenendo che la natura non sia uno sfondo passivo ma un elemento attivo nelle vicende umane.
- Rusyan Yasin contribuisce con un rotolo autoetnografico che funziona come diario visivo della residenza artistica.
