Il uscire fatto quando «non era affatto conveniente»i genitori che all’inizio reagirono male, la carriera segnata da quella scelta. Rupert Everett torna nelle vendite dal 2 aprile con Il Vangelo di Giuda di Giulio Base, dove interpreta Caifa, il capo sacerdote del Sinedrio che mandò a morte Gesù, e ripercorre, in un’intervista al Corrierela sua vita, a partire dalla giovinezza sfrenata, vissuta tra Roma e Londra.
«Se a Roma avesse sposato la mia amica Michela, le cose sarebbero andate diversamente», spiega. Invece Ruper Everett ha scelto la verità, ed è «sopravvissuto bene: ho guadagnato più di quello che ho perso». Ma aggiunge: «C’è un prezzo da pagare per tutto».
Sul lavoro, la scelta del coming out è stata impattante: «Era difficile accettarlo allora, nel mondo anglosassone». Poi, però, «l’Italia mi aprì le porte con Montaldo, Rosi, Soavi. Avrei voluto vivere prima, e fare film con Visconti, Fellini, Antonioni, Sergio Leone». Anche i suoi genitori reagirono «non bene, all’inizio. Vengono da un’altra generazione». Il rapporto è cambiato col tempo: «Invecchiando, sono diventati più complici e amichevoli».
La sua giovinezza è stata un periodo senza freni: «La libertà scoperta nella Londra degli Anni 70 l’ho vissuta anche a Roma, ricordo quando facevo l’amore nei parchi, al Campidoglio e perfino al Colosseoche trovai aperto di notte. Usanze e costumi erano ampi nel mondo antico, mi sentivo un antico romano». Spiega: «Io ho vissuto la libertà più sfrenata». E, come Giuda del film, è stato infedele. «Ognuno di noi tradisce ed è stato tradito. Io ho tradito tanta gente. Quando ero adolescente, dopo la libertà del 1968, pensavo che l’autonomia avesse a che fare con romanticismo e sesso, sono stato molto infedele».
Rupert Everett ricorda anche un’epoca mondana che lega a Roma: «Sono stato ospite di Valentino a un grande party, ricordo i trapezisti, il canto degli angeli, il gioco di luciil divertimento più esaltante. Mi sentivo come al circo con i gladiatori. Quel party ha chiuso un’era».
Se ne Il Vangelo di Giuda interpreta Caifa, in Resurrezioneil secondo film di Mel Gibson sulla Passione di Cristo, Ruper Everett sarà Abramo. Ricordando gli anni in un collegio religioso a Londra, dice: «Pregavo Dio di non farmi diventare prete. Col tempo mi sono un po’ riconciliato con la religione». E aggiunge: «Domenica sono andata a Messa a Roma in uno splendido seminario a Campo de’ fiori. Il problema, da noi, nei piccoli villaggi in Inghilterra, è che le chiese sono vuote, come i pub, ma lì non si va perché la gente si è impoverita. Mancano luoghi dove la gente si ritrova».
