«Cantavamo e suonavamo nelle case del popolo. Lui era il nostro capo visionario». È morto a 73 anni nella sua casa romana l’attore, regista e cantautore David Riondino. Artista poliedrico, voce colta del panorama culturale italiano, da tempo lottava contro una grave malattia. Tra le prime a darne l’annuncio, l’amica e designer Chiara Rapaccini con un post social: «Eccolo in una foto con i miei amici fiorentini. Aveva fondato un gruppo rock che si chiamava Vittorio Giara (cantautore cileno assassinato, sostenitore di Allende). Eravamo tutti “compagni”, allora, di vita e politica», si legge a margine di due scatti.
Bibliotecario per anni alla Nazionale di Firenze, dieci anni Settanta inizia a sperimentarsi come cantautore: pubblica il suo primo album, Davide Riondinonel 1979 e ha l’occasione di aprire i concerti nella tournée di Fabrizio De André con la PFM. Continua a pubblicare dischi da solista – oltre a quelli appunto con il collettivo Victor Jara – e si cimenta pure come verseggiatore in numerose riviste satiriche o di controcultura. Negli anni Ottanta, poi, l’incontro con il cinema: recita nei film di Marco Tullio Giordana, Gabriele Salvatores, Sergio Staino e dei fratelli Taviani, solo per citarne alcuni.
Una grande onda di popolarità arriva nel 1981, quando la canzone Maracaibo – da lui scritta e cantata da Lu Colombo – diventa la colonna sonora dell’estate, ancora oggi un pezzo cult. Sempre insieme a Lu Colombo scrive altri due brani di successo, Balla tutta la notte e Aurora. Debutta poi in televisione nel 1987, acquistando ulteriore celebrità grazie a programmi mitici come il Spettacolo Maurizio Costanzo e Quelli che il calcio. Non poteva mancare il teatro: la sua opera d’esordio, Romanzo Picaresco, è datata 1989, po seguono a ruota Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lireentrambe realizzate con Paolo Rossi.
L’attività a teatro diventa mano a mano sempre più centrale nella sua vita: nel 1997, infatti, inizia il sodalizio con Dario Vergassola, con cui porterà sul palco dapprima I cavalieri del Tornio – Recital per duepoi Tutti i Caballeros, giorno intorno al Don Chisciotte della Mancia. Vicino a Sabina Guzzanti sia professionalmente che nel privato, dà a lei la canzone Troppo Sole (scritta l’anno precedente durante la stesura della sceneggiatura dell’omonimo film) per andare a Sanremo 1995, dove si classifica diciottesima. Due anni più tardi debutta anche alla regina con il film Cuba libre – Velocipedi ai tropici.
Ha avuto una figlia, Giadanata nel 1974 dal primo matrimonio con Gaia Gualtieri, poi si è risposato nel 2012 con Giovanna Savignano. La sua ultima iniziativa è la Scuola dei Giullari, un percorso mirato a riscoprire l’arte medievale del giullare fondendo traduzione e innovazione scenica, dove Riondino ricopriva il ruolo di direttore artistico. Fino alla fine, maestro di poesia.
