Dobbiamo farci pace. Quasi tutto quello che ritengo sia innovativo nell’arte lo hanno già fatto negli anni Sessanta e Settanta a New York. Quindi, oggi che si parla di nuove forme di gallerismi con appartamenti, ristorantiuffici, edicole o interi condomini che diventano spazi espositivi, sarebbe meglio non gridare troppo alla novità, perché prima o poi qualcuno vi ricorderà che nel 1970, al 112 di Greene Street a New York, il piano terra e lo scantinato divennero il primo spazio artistico alternativo della città, che il bar Max è a Kansas City era un centro dell’avanguardia frequentato da Warhol, Rauschenberg e Janis Joplino che al Magoo a Tribeca gli artisti pagavano con i quadri!
Non sarà dunque una novità assoluta, ma l’idea di portare l’Arte in luoghi che non sono stati pensati principalmente per esporla, continua ad essere una scelta giustadal momento che uno spazio vivo, per molti artisti, collezionisti, galleristi o semplici curiosi, continua ad essere meglio di un cubo bianco.
Ce lo dimostra oggi, a Milanouna «mappa alternativa dell’arte» composta da ex laboratori, piccoli ristoranti e soprattutto appartamenti privati, la cui particolare potenza comunicativa, nasce non solo da storie spesso affascinanti, ma dal piacere sottile di attraversare stanze che si immaginano abitate da sconosciuti.
Succede questo, infatti, a Casa MB in Corso Magenta, un appartamento dalle pareti colorate in cui, tra mobili di progetto vintage e lampade di Murano, Benjamin Trigano, fondatore della galleria M+B di Los Angeles, fa incontrare opere d’arte e persone in un ambiente accogliente e intimo, incoraggiando un nuovo modo di interagire con l’Arte, immaginandola come una “faccenda quotidiana”, che può intrecciarsi armoniosamente con la vita di tutti i giorni.

