Una presenza sempre più diffusa
I dati presentati dal rapportocommissionato da LAV e realizzato da REF Ricerche, con l’obiettivo di analizzare in profondità non solo i costi, ma anche i benefici sociali, sanitari ed economici legati alla presenza di cani e gatti nelle case italiane, confermano una tendenza ormai consolidata: circa il 40% delle famiglie italiane vive con almeno un animale domestico. Non si tratta più soltanto di una scelta affettiva, ma di un vero e proprio elemento di benessere quotidiano. Numerosi studi evidenziano infatti come il rapporto con cani e gatti produce effetti positivi sulla salute psicologica e fisicasoprattutto nelle persone anziane. «In particolare – aggiunge Felicetti – si stima che la presenza di un animale può ridurre del 15% il ricorso alle visite mediche tra gli anziani, generando un risparmio per il Servizio Sanitario Nazionale quantificabile in circa 4 miliardi di euro l’anno. Un dato che sottolinea il ruolo degli animali non solo come compagni di vita, ma anche come fattori di prevenzione sanitaria».
Una spesa sempre più rilevante
Accanto ai benefici, lo studio mette in luce un aspetto critico: il peso economico della cura degli animali. In Italia la spesa complessiva per beni e servizi legati a cani e gatti sfiora i 7 miliardi di euro annui, con un costo medio superiore ai 600 euro all’anno per animaleconsiderando alimentazione e cure veterinarie. Questi costi incidono concretamente sulle scelte delle famiglie. Secondo i dati dell’Eurispes (Rapporto Italia 2025), il 23% degli italiani rinuncia ad accogliere un animale per timore delle spesementre il 10% ha dovuto separarsi dal proprio cane o gatto proprio per ragioni economiche. Si tratta di numeri che evidenziano una fragilità sociale crescente, con ricadute anche sul fenomeno degli abbandoni. La cosiddetta economia degli animali domestici rappresenta inoltre un comparto rilevante per il sistema economico nazionale. Il settore contribuisce per circa lo 0,4% al PIL e garantisce occupazione a circa 96.000 persone. Un dato che conferma come ormai si tratti di un ambito produttivo ormai strutturato e strategico, non più marginale.
La proposta: una riforma fiscale
Da qui l’esigenza di chiedere l’intervento della Politica sulla fiscalità e, quindi, sulla rilasciata dell’IVA. Attualmente, infatti, il cibo per animali e le prestazioni veterinarie sono soggetti a un regime IVA considerato penalizzante, assimilato di fatto a beni non essenziali. La proposta che LAV avanza al Governo è quella di allineare l’IVA sul pet food al 4%come per gli alimenti destinati alle persone, e azzerarla sulle prestazioni veterinarie. «Chiediamo un fisco equo con allineamento dell’IVA sul cibo e l’azzeramento di quella sulle cure veterinarie – spiega ancora Felicetti. – Secondo le stime una misura di questo tipo comporterebbe un costo per lo Stato di circa 577 milioni di euro. Tuttavia, tale cifra potrebbe essere compensata attraverso una riduzione dei Sussidi Ambientali Dannosi (SAD)rendendo l’intervento sostanzialmente neutro per i conti pubblici». Oltre all’equità fiscale, la riforma richiesta da LAV avrebbe quindi effetti indiretti significativi: maggiore accesso alle cure, riduzione degli abbandoni e contenimento dei costi pubblici legati al randagismo e alla gestione dei canili.
