La mia esperienza come assistente stilista non era neanche cominciata che già ero finita in stampelle. Dovevo fare da spola, dal «campo base» ai vari macchiare lungo il sentiero termale dove si stava svolgendo lo tiro. Tutto procedeva per il meglio: vestiti stirati, accessori spacchettati, serenità. Finché, kit alla mano e un look sotto braccio, inciampo. Storto il piede e mi schianto a terra con una leggiadria che manca Bridget Jones.
Benché la caviglia azzoppata si gonfiò da far schifo, sedermi più del dovuto non era un’opzione contemplata: «Così finiamo dopodomani». Quindi, da un lato, un ramo come bastone, dall’altro, l’assistente video matchato due giorni prima su Tinder come scorta. Roba che buttarmi nella sorgente solfurea insieme alla mia dignità sarebbe stata l’unica via di redenzione. A completare la parabola, l’esito del pronto soccorso la mattina seguente: frattura scomposta. Davanti a me si prospettavano due mesi d’immobilità, due operazioni, due anni di via vai. Requiem per un sogno.
Comunicai il dramma alla stilista. «Oh, mi spiace» rispose, «hai fatto il reso dei gioielli?» – nell’accompagnarmi a casa il tassista impietosito aveva aggiunto la tappa in boutique – e poi sparì. Del resto, che mi aspettavo? «Vuoi che ti dica poverina?» farfugliava la voce di Nigel a braccetto con Miranda Priestley nella mia testa. Quella sera ordinai una vaschetta di gelato al pistacchio e una bottiglia di Chardonnay su Glovo. Forse è un segno, pensai.
Qualche settimana fa mi sono imbattuta nel nuovo fotolibro di Virginie Benarroch e Lola Raban, Assistenti (2026, Studio espositivo). Seppur posato, si tratta si uno sguardo raro e realistico sulla quotidianità celata dagli assistenti stilista. Mani sempre all’opera, visi concentrati, clip agganciate ovunque, tessuti piegati al millimetro, pile di valige ammassate nell’ascensore: tutti gesti di routine dietro le immagini dalla copertina ei look da red carpet, decisamente più artigianali, schietti, pragmatici, che fascino. A svelare queste pratiche, negli ultimi anni, è arrivato anche TikTok. In un video una ragazza mostra una tipica giornata di tiro. Altre spiegano la fase preparatoria attraverso contenuti come «Preparati per un editoriale con me» oppure «Possiamo dire che non mi piacciono i giorni di ritiro?». Fino ai «Cosa c’è nel mio kit per lo styling?», che fanno luce su tutti gli strumenti di lavoro necessari sul set: spille da balia, pinze, pubblicalofa e filo, nastro adesivo, solette per le scarpeeccetera eccetera.

