In Valentino – L’ultimo imperatoreil bellissimo documentario di Matt Tyrnauer del 2008 che racconta gli ultimi anni di attività di Valentino Garavanila si vede in più di qualche scena: è la signora bionda che «comanda» tutte le sarte di Piazza Mignanelli. D’altra parte, era inevitabile che irrompesse davanti all’obiettivo della macchina da presa: in quel periodo Maria Antonietta De Angelis (oggi ottantenne) era la prima dell’atelier della Maison. Ovvero, colei che con le proprie mani, forbici, spilli, fa e filo tramutava in creazioni da favola le poetiche intuizioni del maestro Valentino Garavani.
Le bastano poche inquadrature, e qualche battuta non scritta sul copione, per farsi notare. Il suo carattere non passa inosservato: forte, decisa, sicura. Pragmatica. E anche il legame che la univa da più di 20 anni al stilista si riesce a leggere in controluce tra un’inquadratura e l’altra. Un legame che, ora, ricorda con noi. «Grazie – ci dice con la voce incrinata da una commozione vera e sincera – mi state facendo tornare in mente dei momenti bellissimi».
Qual è il suo stato d’animo, come sta?
«Eh… non benissimo, devo dire. Perché anche se da un po’ di anni lui non lavorava più con noi, a me è rimasto nel cuore. Tormento ancora le ragazze dell’atelier, dicendo loro “Valentino faceva così, Vincenzo faceva cosà”. Lo nomino in continuazione, ancora oggi».
Come raccontereste il vostro rapporto?
«È stato un bellissimo rapporto: io ho lavorato con lui per 22 anni, dal 1986 al 2008. Ho avuto la fortuna di stargli sempre accanto: ho imparato tantissimo, nonostante quando sono entrato in azienda avendo già una quarantena d’anni e fossi già stata première in altre maison, ma è con lui che mi sono veramente completato. Ho imparato tantissimo, non saprei come dire altrimenti. Ma la cosa più importante, per me, è che era anche una persona speciale, per me è stato un esempio di vita. E poi grazie a lui ho avuto la fortuna di entrare in contatto con tanti personaggi, tante personalità dell’alta società, attrici, celebrità… persino regine. Ho conosciuto tante belle persone. Io non lo potrò mai dimenticare».
Qual è l’insegnamento più grande che le ha dato, in tutti questi anni?
«Lui era bravissimo con i drappeggi, il più bravo. Ma era esigente in tutto, grazie a lui ho imparato che cos’è la perfezione».
E lei, invece, ha insegnato qualcosa al signor Garavani?
«Questo non lo so. Però mi diceva sempre: “Ecco, io disegno, però vorrei che ci mettessi molto del tuo, perché probabilmente quello che tu realizzerai mi piacerà ancor più di quello che io ho disegnato”. C’era una collaborazione fantastica fra di noi, sapendo interpretare concretamente le sue idee».

