Star, aristocratiche, reali: tutte si vestono da Signora Lucile. Tra le sue clienti fidate figurano Sarah Bernhardt, Lily Elsie, Billie Burke, e ancora, Maria PickfordLillian Gish, Marion Davies, Gloria Swanson. Persino la regina consorte Maria di Teck l’avrebbe nominata sua sarta ufficiale quando salì al trono nel 1911, se non fosse stato per la sua «cattiva reputazione» e le sue note conoscenze libertine – Mata Hari, per dirne una. Così, sebbene pare non fossero in buoni rapporti, proprio mentre sua sorella Elinor Glyn – scrittrice e sceneggiatrice spesso ricordata come la fondatrice del romanzo erotico moderno – conia il termine «It Girl», Lucy ne veste le incarnazioni più emblematiche.
Ma non sempre gloria e guadagno vanno di pari passo. Dal momento che la stilista stringe amicizia con molte delle sue clienti, troppo spesso è titubante nel battere cassa: i conti vacillano. Finché non incontra il barone Cosmo Edmund Duff Gordon, suo secondo marito, nonché socio in affari. Da questa collegamento finanziaria, l’idea di aprire filiali a New York (1910) Parigi (1911) Chicago (1915). Il risultato? Maison Lucile diventa Lucile Ltd., società internazionale che vende, insieme a vestiti e biancheria intima, profumicosmetici, borse, scarpeombrelloni. E Lucy Duff Gordon diventa una celebrità: ospita balli di beneficenza, veste le Follie di Ziegfeld a Broadway, contribuisce ai costumi di più di 80 film lavorando con registi del calibro di Cecil Blount DeMille e David Wark Griffith. Senza mai sottovalutare il potere della stampa. Infatti, parallelamente scrive rubriche per Harper’s Bazaar, buona pulizia e sponsorizza i suoi vestiti su Vogue, Vanity Fair, Les Modes, The London Magazine, tra gli altri.

