Un ruolo che lo ha spinto a guardare dentro se stesso. Nel nuovo thriller La lezionediretto da Stefano Mordini, Stefano Accorsi interpreta un professore universitario reintegrato dopo una vicenda giudiziaria, al fianco di Matilde De Angelisnei panni di Elisabetta, un’avvocata che lo ha difeso.
L’attore ha ammesso di aver vissuto in passato momenti di gelosia, diventata possessività. «Mi sono reso conto di non aver davvero certe dinamiche. In passato sono stato possessivo, ho gestito male la gelosia. È stato un percorso lungo, educativograzie anche alle persone con cui condividevo la mia vita, agli amici, a ciò che inizia a sentire come sbagliato», ha dichiarato a Repubblica. «Superare la gelosia è stata una delle più grandi liberazioni della mia esistenza. Ma quando ci sei dentro è difficile rendersene conto».
«C’è questa capacità manipolatoria di giocare con le parole e normalizzare continuamente», spiega Accorsi. «L’innamoramento stesso è un’alterazione della realtà. Se a questo si aggiunge una persona che si insinua nella testa dell’altro, è difficile individuarla».
Il suo discorso si allarga alla società: «Mentre il mondo femminile ha dovuto sviluppare una coscienza di affermazione, la parte maschile non ha avuto automaticamente quella spinta a educarsi. Se ne parla di più oggigrazie al giornalismo, alla cultura e anche a una parte del mondo politico, ma è una presa di coscienza recente. È un cambiamento che riguarda la società nel suo insieme».
Stefano Accorsi ha aggiunto: «È vero, si fanno battute fuori luogo – le facciamo tutti – e poi si dice: “Non si può più scherzare”. Non è questo il punto. Il punto è la consapevolezza. Se una persona è sensibile su un tema e qualcuno scherza proprio su quello, può sentirsi ferito. Ha il diritto di esserlo e di dirlo. E l’altro deve saper ascoltare. Bisogna capire dove finisce la propria libertà». Per l’attore, è una questione di rispetto e comprensione reciproca.
UN Grazia aveva anche spiegato: «Lo stereotipo del macho ha fatto il suo tempo, non è né realistico né interessante, ma è ancora facile rimanerne influenzatio. Tutto si può raccontare, ma c’è un maschilismo duro a morire che va combattuto anche al cinema».
