Oggi la sua vita si divide – per ragioni affettive, per lavoro e passione – tra Como, Bruxelles eMilano, ma Napoli è Napoli, una calamita che lo attrae e lo respinge ogni volta. Lo ammetto subito Sabato De Sarno43 anni, già direttore creativo di Gucci, celebre designer e collezionista d’arte. Ha ideato, con nss edicola e cratèra, Napoli Infinitaun progetto editoriale e visivo che invita a entrare nel mutevole mondo della città partenopea. «Napoli è radice e contraddizioneinvenzione e memoria. È un luogo che trattiene e allo stesso tempo lascia andare», ci dice De Sarno.
Nel ventre di Napoli Infinita ci sono 35 artisti contemporaneile cui pratiche e prospettive eterogenee costruiscono una visione polifonica della città: dalla musicista La Niña al regista Edgardo Pistonedal duo artistico Bianco-Valente all’artista Fabrizio Vatierifino ai fotografi Ciro Battiloro ed Eleonora D’Angelo. Compaiono tra le pagine artisti visivi, registi, fotografi e performer e tutti contribuiscono alla narrazione con sguardi individuali che, messi in relazione, rifiutano la semplificazione.
Il progetto – nato per i 2500 anni della città partenopeacelebrati lo scorso dicembre – viene ora presentato a Milano con Sotto copertura, una performance speciale di Fabrizio Vatieri (sabato 17 gennaio, ore 19.30, da Motelsalieri, in via privata Passo Pordoi 6, con firmacopie del volume da parte di De Sarno).
L’intervista a Sabato De Sarno
Come è nata l’idea di questo volume?
«Non saprei definire con precisione il mio ruolo: non mi sento né curatore, né mecenate, né artista. Il mio compito è stato quello di mettere insieme diverse voci, prestando però molta attenzione a non creare un coro monocorde: ciò che mi interessava era la polifonia. Ho cercato di unire mondi e ambiti dell’arte molto differenti tra loro. L’idea è nata dal desiderio di tornare alle origini del mio sguardo. Sono napoletano e volevo che Napoli emergesse nella sua complessità: non è un libro celebrativo e nemmeno una sintesi definitiva. Piuttosto, è un racconto vivo».
Perchè questo titolo? C’è qualcosa o qualcuno che può contenere le «moltitudini» di Napoli?
«Ho inteso il titolo come un'”opera aperta”. Per me è un attraversamento della città, non una dichiarazione categorica. Ho definito Napoli “infinita” proprio per lasciare uno spiraglio aperto: questo progetto non è un’enciclopedia né un’antologia. Rappresenta il mio sguardo personale sulla città e sugli artisti che apprezzo per il loro pensiero, la loro visione e la loro voce. Raccogliendo tutto questo materiale, mi sono reso conto che il concetto chiave era proprio l’impossibilità di contenere Napoli. Quindi “infinito” non è un aggettivo retorico, ma una constatazione. Napoli è una città che cambia continuamente a seconda di chi la guarda e nessuno può imbrigliare le sue moltitudini, che convivono senza mai ridursi a una sola voce».

