Basato su una ricerca realizzato tra il 2022 e il 2024, il progetto nasce per raccontare luoghi dove, se il tempo non si ferma, lo stesso non si può dire della vita delle persone che li abitano: uomini e donne bloccati in spazi che non sono casa, fuori dal proprio Paese, talvolta in attesa di farvi ritorno. La mostra vuole dare voce alle loro storie e alle loro vite, spesso difficili perfino da immaginare.
Secondo ioUNHCR oggi sono oltre 117 milioni le persone costrette a lasciare la propria casa a causa di guerre, persecuzioni e violenze. Di queste, circa 8,7 milioni vivono all’interno di campi rifugiati. È a partire da questa crisi globale, definita dall’UNHCR la più grave della storia, che prende forma il progetto espositivo.
Ci sono opere che arrivano dal Bangladeshaltre dal Keniadall’Ugandadal Malawidal Ruanda e dall’Algeria. C’è poi il Medio Orientecon i lavori di un artista proveniente da Za’atari, il più esteso campo per rifugiati siriani, e da altri cinque campi per palestinesi: Baq’a, Hittin, Irbid, Madaba e Souf, tutti in Giordania.
A questa cartografia si aggiungono artisti che hanno vissuto, dagli anni Ottanta a oggisituazioni analoghe in altre aree geografiche, inclusi artisti curdi e yazidi che raccontano la complessa storia del loro popolo, e quaranta artisti afghani che, all’indomani del ritorno al potere dei talebani nell’agosto 2021, hanno lasciato il Paese oppure sono rimasti in patria. Completano il percorso le testimonianze delle migrazioni che giungono in Europa dall’Ucraina e attraverso le rotte del Mediterraneo, insieme a una sezione dedicata ai corridoi migratori dell’America centrale e meridionale, con un focus sulla frontiera tra Messico e Stati Uniti.

