Il modello piace per due ragioni speculari: ai venditori consentono di liberarsi rapidamente di più articoli in un’unica transazionesenza dover fotografare, descrivere e prezzare ogni pezzo singolarmente e poi spedire gli ogetti. Agli acquirenti offre qualcosa di sempre più raro nell’era dello shopping iperpersonalizzato: l’emozione dell’ignotoil brivido dell’unboxing che ha reso ricchi decine di creatore su YouTube e TikTok.
Il problema: Vinted le vieta
C’è però un dettaglio non irrilevante: queste scatole sono illegali secondo il regolamento della piattaforma. Vinted proibisce esplicitamente la vendita di pacchetti sorpresa e di articoli il cui contenuto non sia chiaramente identificabile prima dell’acquisto. La norma non è arbitraria: risponde a una logica di tutela del consumatore che impone trasparenza su ciò che si sta comprando. Eppure gli annunci proliferano, i venditori aggirano i controlli, e la piattaforma -che nel solo aprile 2026 ha concluso una transazione secondaria da 880 milioni di euro, raggiungendo una valutazione di 8 miliardi – fatica evidentemente a stare dietro all’inventiva della sua community.
Tra divertimento e delusione
Nonostante il divieto, il fenomeno continua a crescere. Sui social e nei forum dedicati a Vinted si trovano numerose testimonianze di utenti che mostrano il contenuto delle proprie scatole misteriose. Alcuni raccontano di aver trovato capi firmati o oggetti di valore superiore alle aspettative. Altri, invece, parlano di prodotti inutilizzabili, fuori taglia o semplicemente lontani dai propri gusti. È il paradosso che accompagna da sempre questo tipo di acquisti: la sorpresa è parte integrante dell’esperienza, ma rappresenta anche il principale fattore di rischio.
Un fenomeno che arriva in un momento delicato per Vinted
La diffusione delle mistery box arriva inoltre in una fase in cui l’attenzione degli utenti verso la sicurezza delle compravendite online è particolarmente alta. Negli ultimi mesi Vinted è stato infatti al centro di numerose segnalazioni relative a tentativi di truffa sempre più sofisticati.
Tra i casi più recenti sono emersi schemi che sfruttano l’intelligenza artificiale per generare immagini apparentemente credibili di prodotti danneggiatiutilizzate da alcuni acquirenti per contestare acquisti regolari e ottenere rimborsi. In altri casi, i truffatori hanno tentato di spostare le trattative fuori dalla piattaforma o di indurre gli utenti a cliccare su link fraudolenti per sottrarre dati personali e informazioni di pagamento.
