Il museo nasce dalla volontà di Marco e Paola Rovellini, rispettivamente Presidente e Chief Financial Officer di Mae SpA. «Puntiamo a creare una maggior consapevolezza sul ruolo cruciale che le realtà industriali italiane giocano nel supportare la crescita del Paese, anche da un punto di vista culturale e sociale», spiega Paola Rovellini, che del museo è anche direttrice.
Museo MAE, un museo all’avanguardia
La fibra di carbonio è realizzata in materiale leggero e altamente resistenteutilizzato in vari settori, dall’industria aerospaziale a quella automobilistica, fino alla produzione di biciclette. Viene generata dalla fibra acrilica, simile a quella comunemente utilizzata nell’abbigliamento, e poi trasformata in fibra di carbonio attraverso un complesso processo chimico, in cui i macchinari del Mae sono all’avanguardia a livello mondiale.
La storia affonda le radici negli anni ’60, quando l’Italia era leader nella produzione di fibra acrilica. Il percorso espositivo è concepito come un duplice viaggio: dall’apogeo delle fibre sintetiche nell’abbigliamento europeo del dopoguerra alle più recenti scoperte nella ricerca chimica e ingegneria. Nella prima sezione, i visitatori incontrano un magazzino d’archivio illuminato da una luce bianca con una serie di fotodossier tecnici e campagne pubblicitarie dei 50 anni di storia del marchio, portandoli su una piattaforma centrale dove consultarli. Lungo un corridoio è invece possibile osservare il processo di trasformazione della fibra acrilica in fibra di carbonio. La seconda sezione è dedicata all’uso della fibra nell’industria contemporanea. All’interno di una sala nera arricchita da un’installazione immersiva, una serie di artefatti interattivi esplora le applicazioni sperimentali e mostra i prototipi più innovativi realizzati da aziende automobilistiche e aerospaziali.
Più di un museo: un hub per la ricerca
L’apertura non sarà un punto di arrivo ma di partenza, come tiene a precisare Paola Rovellini. Il Mae Museum prevede una programmazione di incontri con aziende, scuole e università, in partnership con istituzioni pubbliche e private, per stimolare dibattiti culturali e promuovere la divulgazione scientifica. «Il museo punterà a integrarsi sempre più con il territorio, le istituzioni e le accademie per dimostrare come il progresso tecnologico sia esso stesso cultura», aggiunge.
Di fianco al museo c’è Galileo, il centro di progettazione e sperimentazione di Mae che ospita il primo impianto pilota in Italia per la produzione di fibra di carbonio. Il progetto, frutto di una collaborazione strategica con Leonardo SpA e CNR, con il sostegno di Invitalia, è parte integrante di «LAMPO» (Leonardo Automated Manufacturing Process for cOmposites), un’iniziativa che punta a semplificare e automatizzare la produzione di materiali compositi.
«Insieme al Galileo, il Museo Mae rispecchia la nostra visione di futuro: due poli della nostra storia, che uniscono la valorizzazione dell’esperienza e della conoscenza con la spinta verso l’innovazione», commenta Marco Rovellini. Un messaggio che risuona perfettamente nel territorio della Motor Valley, dove tradizione manifatturiera e ricerca tecnologica si sono sempre alimentate a vicenda.
