In un’era dominata dalla velocità del digitale, dai messaggi che si cancellano con un dito, l’analogico sembra riemergere come simbolo di memoria e profondità.
È in questo contesto che Lettere d’amorela mostra che apre il 24gennaio negli spazi di Archivio Nazionale a Richmondinvita il pubblico a riflettere sul valore della scrittura a mano, sulla materialità delle parole e sulla loro capacità di attraversare il tempo.
Tutto l’amore in un lascito
Accanto a lettere storiche, poesie e documenti, confronta il testamento autografo di Jane Austenil cui valore trascende la mera funzione legale. È una testimonianza materiale di un ultimo pensiero, di una volontà consegnata all’inchiostro e alla carta come sigilli di autenticità. La grafia, con le sue imperfezioni e il ritmo della mano, restituisce una presenza umana che nessun supporto digitale potrà mai riprodurre.
La scrittrice morì a soli 41 anni, il 18 luglio 1817, dopo essersi trasferita a Winchester per stare più vicino al suo medico. Il 27 aprile dello stesso anno, nella sua casa di Chawton, Jane scrisse il suo testamento di 90 parole su un piccolo foglio, che piegò e nascose tra i documenti della scrivania, scrivendo all’esterno: «My Will. A Miss Austen». In esso lasciava «tutto ciò che possiede» alla sorella Cassandra.
«Il testamento di Jane Austen mostra quanto fosse profondo il suo affetto per la sorella, compagna e alleata di una vita», commenta Vicky Iglikowski-Broad, specialista principale negli Archivi Nazionali, «Con la salute che peggiorava rapidamente, deciso di lasciare la maggior parte del suo patrimonio a Cassandra, invece che ai fratelli, in un’epoca in cui le finanze delle donne erano spesso precarie».
Oscar Wilde e l’appello per il perdono
A 125 anni dalla morte di Oscar Wildela mostra espone anche una lettera scritta da Lord Alfred «Bosie» Douglas alla regina Vittoria il 25 giugno 1895, in cui implora la sovrana di usare il suo «potere di perdono» nei confronti del poeta e drammaturgo, condannato a due anni di lavori forzati per «indecenza grave».

