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    Home»Lifestyle»L’orsa Amarena tre anni dopo la sua uccisione: un processo ancora fermo e una decisione che rischia di non arrivare mai
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    L’orsa Amarena tre anni dopo la sua uccisione: un processo ancora fermo e una decisione che rischia di non arrivare mai

    redazioneBy redazioneJanuary 22, 2026
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    Il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena riparte dal via. A tre anni dalla fucilata che colpì in pieno, uccidendola senza scampo, la femmina di orso marsicano simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzol’iter giudiziario contro Andrea Leombruni si è bloccato per un vizio di forma nella procedura processuale. L’udienza fissata non si è potuta celebrare per un intoppo burocratico-procedurale e il reato commesso dall’uomo che aveva dichiarato di averla colpita per difendersi da un attacco che non è mai stato provato, nella notte tra il 31 agosto e il 1° settembre 2023 a San Benedetto dei Marsi, rischiando la prescrizione.

    Perché è così importante il processo per l’uccisione dell’orsa Amarena?

    Due anni fa Andrea Leombruni uccideva senza motivo l’orsa Amarena, una delle poche femmine di orso marsicano fertili del parco Nazionale d’Abruzzo. Il processo per la sua uccisione è stato riaggiornato al 18 luglio, ma le associazioni restano in prima linea: «Ci aspettiamo una pena esemplare – dice LAV – si rischia non solo di compromettere l’immagine di un territorio e dei suoi abitanti, ma è in gioco anche la sopravvivenza stessa degli orsi nella regione»

    Freccia

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    L’Amarena era simbolo, ma anche un animale a rischio di estinzione

    Una situazione paradossale perché in gioco c’è moltissimo: non solo la violenza di un gesto sconsiderato e vile contro l’orsa Amarena che, assieme ai suoi cuccioli, non stava aggredendo nessunoma anche l’ingiustificabile perdita di un singolo individuo che potrà avere gravi ripercussioni anche sulle prospettive di sopravvivenza della già fragile sottospecie appenninica poiché l’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicano) è una sottospecie endemica dell’Appennino centrale in pericolo critico di estinzione.

    «Lo stop al processo dipende da una nullità nel decreto di citazione a giudizio – commenta senza nascondere la delusione Domenico Aielloresponsabile tutela giuridica della Natura del WWF Italia che si è costituito parte civile. – Si tratta del secondo stop dopo un ulteriore errore procedurale durante l’udienza di dicembre 2024. Una ulteriore udienza si era tenuta a giugno 2025. L’effetto è che il processo ripartire con un nuovo decreto di citazione a giudizio e dovremo ricostituirci parte civile. Tuttavia, i termini di prescrizione continueranno a decorrere perché si calcolano dalla data di consumo del reato».

    Il rischio prescrizione

    In quello che sembra essere, come lo ha definito Aiello «un Gioco dell’Oca giudiziario in cui ogni avanzamento viene azzerato, mentre il tempo continua inesorabilmente a scorrere» il rischio è che si perde di vista l’importanza anche simbolica di questo processocome era già stato sottolineato a luglio da molte associazioni animaliste. che invece avevano sperato fin dall’inzio in una condanna esemplare e veloce.

    «Amarena – aggiunge infatti Aiello – non era solo un individuo, ma un simbolo della biodiversità italiana e della convivenza possibile tra uomo e fauna selvatica. Non era solo un animale: era l’animale più iconico del parco, un animale raroe un esemplare di una sottospecie dell’orso bruno comune unico al mondo, che si può incontrare solo qui e che non siamo neanche capaci di proteggere. Questo ennesimo smette di rischiare di trasmettere un messaggio devastante sull’efficacia della tutela penale degli animali selvatici».

    L’importanza dell’orso

    E proprio per questo il WWF ne approfitta per sottolineare che l’appuntamento da non mancare è quello di maggio, data entro la quale scadranno i termini per ricevere la direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente e degli animali selvatici che aumenterebbe le sanzioni rendendole efficaci e dissuasive «per evitare – concludono – che la protezione della fauna selvatica rischi di restare solo una enunciazione di principio priva di reali conseguenze».

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