Qual è l’approccio giusto per comprendere gli aspetti psicologici degli animali?
«Innanzitutto bisogna riconoscere che percepiscono la realtà in modo radicalmente diverso dagli esseri umani. Interpretare i loro comportamenti secondo la nostra esperienza rappresenta una mancanza di rispetto verso queste vite. Il concetto di Umwelt – che significa letteralmente ambiente o mondo circostante – indica il mondo percettivo unico di ogni specie, legato ai suoi sensi e ai suoi bisogni. Non possiamo capirlo completamente, ma esserne consapevoli e avvicinarci con umiltà aiuta a rispettare e comprendere meglio gli animali».
C’è tanta disinformazione sul tema, per questo ha deciso di occuparsi anche di divulgazione scientifica sui social?
«In Italia, l’etologia è poco conosciuta. I pochi corsi di laurea fanno fatica a orientare verso il mondo della ricerca e del lavoro. Per colmare questa mancanza di informazioni, con poche finanze, ho preso l’unico strumento che avevo a disposizione, il telefono, e ho iniziato a raccontare l’etologia alle persone, quando ancora non esisteva una vera e propria divulgazione online su questi temi. Non ho mai avuto dubbi che potesse interessare. La dimensione psicologica del comportamento animale è qualcosa che affascina profondamente, forse perché è ciò che più ci incuriosisce persino di noi stessi»
I giovani sono interessati?
«Molto. La domanda che mi fanno più spesso è come arrivare a fare quello che faccio io: qual è stato il mio percorso di studi e come sono riuscita a costruire una vita così a contatto con animali e spazi viventi. Credo che questa curiosità nasca anche dal fatto che i giovani, più di altri, sentono la mancanza di un contatto reale con il mondo naturale».
Quale dovrebbe essere il giusto rapporto con la natura e con gli animali?
«La coesistenza, senza gerarchie costruite sull’idea di superiorità. Dovremmo smettere di attribuire all’essere umano un diritto di prelazione sul resto del mondo vivente, riconoscendogli una superiorità che è sempre più una costruzione culturale che una realtà biologica».
Lei ha un rapporto molto stretto con gli animali e la natura anche nella sua quotidianità: vive in Francia, in una casa isolata ai margini di una foresta, con le sue galline. Da cosa scaturisce questa decisione e quali benefici ha portato nella sua vita?
«Non voglio dimenticare la tradizione dei miei nonni, non voglio perdere il contatto con la terra. È emozionante vedere un pulcino nascere e crescere, ascoltare gli uccelli cantare alle prime luci dell’alba e le rane gracidare di notte nel torrente. Mi piace vivere il senso di comunità di un piccolo paese, senza che il contatto umano venga sepolto dalla velocità e dalla fretta di noi Sapiens. Il beneficio è non dimenticarmi cosa sono e come vivere».
