Sono più di 18.000 in poco più di 6 settimane le persone che si sono messe in fila per entrare in uno spazio nel cuore di Roma rimasto chiuso per più di trent’anni. In 18.000 hanno percorso un corridoio illuminato di rosso, scalette e piccole stanze, per poi affacciarsi a una balaustra e scoprire una grande sala dove è ancora visibile la copertura nera del pista da ballo. Avranno immaginato tutti la musica ad altissimo volume, le risate, il ritmo e il sudore di chi ballava senza pensare a nulla?
È stato grazie alla mostra Chi esce entra. Una mostra tributo a un edificio che sta scomparendo, voluta dalla Bibliotheca Hertziana – Istituto Max Planck per la storia dell’arte e curata da Simon Würsten Marin, se questa «rovina contemporanea» in via Gregoriana 9, che si prepara ad accogliere i libri rari e la vasta fototeca dell’Istituto, è tornata a raccontare la sua storia.
È stato grazie all’Arte se quelle pareti scrostate che all’inizio del Novecento ospitavano la galleria di Ludovico Spiridon, poi una sala da ballo e infine, negli anni Ottanta, l’iconico club della vita notturna romana La Cage aux folleshanno potuto raccontare a tutti, prima di scomparire, la loro identità e memoria.
Senza andare a scomodore mostre che hanno fatto la storia dell’arte contemporanea italiana come Contemporaneaesposizione del 1973 curata da Achille Bonito Oliva nel parcheggio sotterraneo di Villa Borghese a Roma, sono moltissime le occasioni in cui l’Arte è stata capace di puntare un riflettore su luoghi urbani inconsuetifacendoli vivere in un modo diverso da quello che era stato immaginato per loro; negli ultimi anni, tuttavia, sono state anche tante le occasioni in cui spazi chiusi, dimenticati, abbandonati o decadenti sono stati «salvati», riattivati e seguiti all’attenzione, grazie alla visione di artisti e curatori.
Basti pensare alla mostra pop-up Lo spettacolo della pasticceria che ha portato nei locali e nelle vetrine di Dagnino, storica pasticceria siciliana aperta nel 1954 nella Galleria Esedra di Roma, pitture, sculture, videolavori sonori e luminosi di 30 artisti: tra arredi e decorazioni d’epoca, la mostra a cura di Pier Paolo Pancotto è stata una «dichiarazione d’amore» a una bottega storica cittadina che, a fine anno, sarà costretta a traslocare per il mancato rinnovo del contratto di locazione.
Quello strano problema tecnico percettivo tra luogo e funzione lo causano anche la galleria d’arte contemporanea che da dieci anni abita gli spazi dell’ex chiesa di Sant’Andrea de Scaphis a Trastevere, piccolo oratorio del IX secolo dove attualmente è in corso la mostra Divinazione dell’acqua di Celia Paul, o la vetrina di un vecchio negozio chiuso, a pochi passi a Piazza Navona, dove le esposizioni capitano «senza avvertire e senza chiedersi chi le vedrà», e che in questi giorni accompagna lo sguardo dei passanti con le parole di Alba Chiara di Vasco Rossi.

