«Scrivere questo libro ha riportato a galla tutti i traumi ei momenti terribili della mia infanzia. Ma ho ritrovato anche una bambina molto resiliente». Laverne Cox, che ha dato il volto a Sophia Burset nella serie cult di Netflix L’arancione è il nuovo nero e che, con la sua interpretazione, è entrata nella storia come la prima persona transgender a ricevere una candidatura agli Emmy, ha riaperto i cassetti più dolorosi della sua vita.
Nel suo libro autobiografico Trascendentein uscita il 9 giugno, ha ripercorso alcuni dei ricordi più bui dell’infanzia: il tentato suicidio a 11 anni, le violenze sessuali subite da adolescente e quella sensazione persistente di non essere degna di amore.
Laverne Cox è stata una bambina che ha provato spesso vergogna. «La vergogna è la sensazione, estremamente dolorosa, di non essere degni di una relazione o di appartenenza», ha spiegato a Persone. «”Se qualcuno scopre questa cosa di me, non sarò mai degna d’amore”, mi dicevo. Ed è questo che è riaffiorato mentre scrivevo quel capitolo».
Nel libro, Laverne Cox racconta anche un episodio che avvenne quando aveva 11 anni: sopraffatta dal dolore, tentò il suicidio ingerendo tutte le pillole della madre. Si svegliò il giorno dopo: stava male e non riuscivamo a parlarne con nessuno. «Non sarei sopravvissuta a quel periodo senza due cose fondamentali: la danza e la scuola», racconta oggi. «Il fatto che mia madre mi permettesse di prendere lezioni di danza, anche se le dicevano che mi avrebbero “resa gay”, e che abbia dato priorità all’istruzione, è il motivo per cui sono qui».
Laverne Cox oggi rilegge diversamente la propria storia. «Scrivere questo libro ha riportato a galla tutta la vergogna della mia infanzia», ribadisce. «Ma ci ho anche visto una bambina resiliente. Anche attraverso le esperienze più terribili, dentro di noi c’è qualcosa che resiste. Io ho sempre avuto la sensazione di essere qui per qualcosa di più grande».
Oggi, quando i pensieri angosciosi riaffiorano, Laverne Cox li sa ricollocare nel tempo: «Quella è Laverne bambina di 8 anni», dice. «Per anni sono stata travolta da tutto ciò che mi era accaduto da bambina. Mamma sono arrivata a un punto in cui sono riuscita a lasciar andare ea capire che potevo definirmi secondo le mie regole e che merito amore».
