La principessa si è infatti recata in questi giorni a L’Aia, dove, tra gli altri appuntamenti, ha inaugurato una mostra, Chud Thai: la conoscenza, l’artigianato e le pratiche del costume nazionale tailandese, dedicata proprio all’evoluzione del Chud Thaitermine generico con cui si indica l’abbigliamento tradizionale tailandese. Un’esposizione di abiti storici, certo, ma prima di tutto un’interpretazione contemporanea del design tradizionale tailandese, ovvero un patrimonio in continua evoluzione. La mostra, aperta al pubblico solo per la giornata di oggi, è allestita presso l’Hotel Des Indes, proprio lo stesso albergo dove anche sua nonna si recò negli anni Sessanta, quasi a voler rimarcare il profondo legame con lei.
Del resto ad accrescere la popolarità del Chud Thaicandidato per essere iscritto nella lista del Patrimonio Culturale Immateriale dell’UNESCO nel 2026fu proprio la compianta sovrana, che negli anni Sessanta codificò ben otto modelli femminili diversi, ciascuno con un grado differente di formalitàconosciuti come Chut Thai Phra Ratcha Niyomletteralmente «abito tailandese di approvazione reale». Queste otto proposte, pensate per occasioni formali differenti – dalle cerimonie diurne agli eventi serali più eleganti – costituiscono una sottocategoria specifica dell’ampio e variegato abbigliamento tailandese, e sono state presentate in questa speciale occasione insieme ad altri capi della tradizione.
Un appuntamento, dunque, importante per la principessa Sirivannavari di Thailandia, che non ha mancato di onorare il proprio Paese e le sue tradizioni indossando uno scenografico abito lungo, dal taglio quasi principesco, realizzato in seta naturale di Chiang Mai, città a nord della Thailandia, declinato in un raffinato colore indaco con una stampa che evoca lo stile orientale.
