Una delle rotte migratorie più dure del pianeta
Anche quest’anno i due esemplari di Averla, hanno affrontato una delle rotte migratorie più dure del pianeta. Hanno lasciato l’Europa alla fine dell’estate, attraversato il Mediterraneo sospinti da correnti imprevedibili, sorvolato il Sahara tra tempeste di sabbia e temperature estreme, raggiungendo l’Africa subsahariana per trascorrere l’inverno. Poi, con l’arrivo della primavera, hanno intrapreso il viaggio inverso. Migliaia e migliaia di chilometri percorsi seguendo mappe invisibili incise nell’istinto.
E alla fine, dopo circa 12 mila chilometri e otto mesi di assenza, sono tornati nello stesso identico angolo di mondo. Stessa riserva naturale, la Oasi Dynamo, dove hanno ritrovato lo stesso posatoio. «Ci sono momenti in cui anche chi lavora quotidianamente nella ricerca si ferma davanti alla meraviglia di ciò che sta osservando – racconta Giulia Santalmasi, responsabile dei progetti di ricerca, delle attività educative e di conservazione dell’Oasi Dynamo. – Pensare che due uccelli di meno di trenta grammi abbiano attraversato il Sahara, percorso migliaia di chilometri e siano tornati esattamente nello stesso angolo dell’Appennino provoca ancora stupore. Quando abbiamo scaricato le immagini delle fototrappole e li abbiamo visti di nuovo insieme sullo stesso posatoio, è stato impossibile non fermarsi qualche secondo in silenzio. Sono dati scientifici, certo, ma dentro quei dati c’è anche tutta la straordinaria complessità e fragilità della natura che ogni giorno dobbiamo studiare e conservare».
CA e AC: la coppia che torna ogni anno
Ad attenderli all’interno della riserva c’era infatti ancora quel «posatoio 5» che ormai sembra appartenere alla loro storia. Qui le telecamere hanno nuovamente fotografato insieme «CA» e «AC», i due esemplari inanellati e identificati grazie agli anelli colorati applicati durante le attività di monitoraggio scientifico. La femmina, CA, inanellata nel 2024, affronta almeno il suo terzo anno consecutivo di riproduzione nell’area. Il maschio, AC, inanellato addirittura nel 2022, è oggi uno degli individui più longevi mai registrati all’interno dell’Oasi. Vederli comparire ancora una volta fianco a fianco sullo stesso posatoio rappresenta una conferma eccezionale della fedeltà territoriale di questa specie e dell’importanza degli habitat ben conservati.
«Questi dati ci aiutano a comprendere meglio la relazione tra la specie e il paesaggio, ma soprattutto ci confermano quanto sia fondamentale conservare ambienti agricoli ricchi di biodiversità, capaci di offrire risorse e condizioni favorevoli nel tempo – continua Santalmasi. – Il monitoraggio che portiamo avanti in Oasi Dynamo, attraverso inanellamento, osservazione sul campo e ricattura fotografica, ci permette di raccogliere informazioni molto preziose senza interferire con gli animali, contribuendo alla ricerca e alla tutela di una specie oggi in declino in molte aree europee».

