Italo Calvino diceva che lo scrivere è il cercar sempre di nascondere qualcosa in modo che poi venga scoperto.
Esiste una tecnica preziosissima che fa dello scrivere quasi una confessione, una ammissione del nostro inconscio. Come funziona esattamente?
Lo abbiamo chiesto a Mirka Cesaripsicologia e grafologo che vive e lavora a Ferrara e che, da molti anni, si occupa di interpretare la calligrafia delle persone
Mirka adotta il metodo sviluppato da Girolamo Moretti (che si basa su un concetto dinamico della personalità) e fu chiamata a collaborare, con altri grafologi, al processo contro Pietro Pacciani durante il quale, dopo aver esaminato la sua calligrafia, dedusse che l’imputato poteva essere solo un mandante, e non anche l’esecutore materiale degli omicidi
Per la giustizia italiana, insomma, il motto «dimmi come scrivi e ti dirò chi sei» sembra essere una verità. Ma sua quali premesse si basa la grafologia?
Mirka ci spiega che, mentre scriviamo, scarichiamo il nostro inconscio, il quale appare in tutta la sua chiarezza agli occhi di un esperto che sa come interpretare. Qualcosa di non facile da svolgere, perché tutti possiedono caratteristiche speciali che rendono ognuno diverso dagli altri
Tra le regole principali vi è certamente la forma delle lettere, così che tagli, puntini, asole e rotondità (più o meno spigolosi) ci svelino se e quanto il nostro carattere sia duro. E poi la pendenza
Mirka raccomanda di osservare sempre la scrittura in un foglio bianco, dove non vi siano righe o schemi prestampati: se lo scrivere è ascendente (vira cioè verso l’alto) il soggetto punta ad ottimizzare il suo tempo ed è una persona attiva; se invece è lineare allora si tratta di una persona concreta, legata alla realtà. Infine, se il suo scrivere va verso il basso (discendente) allora siamo probabilmente di fronte a qualcuno che vive di paure, di ansie, e che forse nasconde qualcosa
E poi le lettere, veri e propri simboli che racchiudono messaggi, segreti e verità. Ogni lettera ha significati diversi a seconda che sia minuscola o maiuscola, perché le dimensioni descrivono i vari motivi dell’animo. Ecco alcuni esempi che Mirka ci fa
La H: se è maiuscola (H) allora racconta del modo con cui si vivono i rapporti di coppia. Particolare importanza ha la linea centrale che ci descrive la propensione alla socialità del soggetto
La h minuscola simboleggia invece il grado evolutivo e spirituale di una persona, il rapporto tra il sacro e il profano, la dove l’asola e la curva della lettera svelano addirittura il nostro rapporto con il soprannaturale. Secondo Mirka una persona agnostica scriverà la h in modo particolarmente angoloso, restringendo curva e asole, quasi a voler dire che non vuole lasciare spazio al trascendente
LA T: se maiuscola (T) descrive la nostra stabilità emotiva e personale soprattutto attraverso il modo con cui si traccia il taglio orizzontale, mentre la minuscola
