Avrebbe certamente una risposta splendida per chiunque gli dica che «con la cultura non si mangia» Massimiliano Gioniche pensa che l’Arte sia lo strumento perfetto per comprendere e trasformare la realtà. Come ogni grande «lettore» del tempo che attraversa, ha capito che i musei e le mostre sono uno strumento affilato di comprensione del mondo: «Dico sempre che il bello dei musei – soprattutto dei musei di Arte contemporanea – è che ci insegnano a vivere con – e anche a trarre piacere da – ciò che non comprendiamo. Il bello dell’arte è proprio l’incontro con l’ignoto, il diverso, l’incomprensibile: questo è un esercizio importante in un mondo in cui da una parte tutto ci viene offerto già processato e conformato ai nostri gusti, oppure ci appare minaccioso proprio perché diverso. Ecco, il museo è la palestra della complessità, dove ci si esercita non solo a coesistere, ma proprio a gioire di ciò che è diverso da noi»
Anche se bambino non lo è più, resta comunque un prodigio Massimiliano Gioni, dal 7 luglio ufficializzare il nuovo Direttore del Nuovo Museo a New York. Dopo vent’anni di collaborazione con l’istituzione che ha fatto della ricerca costante di nuove forme di espressione artistica e della mancanza di una collezione permanente un tratto identitario, Gioni arriva a questo traguardo con la stessa lucidità, gratitudine, umiltà ed entusiasmo dimostrati in tanti anni di attività nel contesto dell’Arte contemporanea internazionale.
Una nomina che arriva come una conferma (la vera notizia sarebbe stata il contrario!) per lui che con il museo newyorkese lavora dal 2006, prima come curatore, poi come Direttore associato e Direttore delle mostrefino alla nomina nel 2014 come Edlis Neeson Direttore artistico. Qui ha realizzato progetti seminali come la triennale Più giovane di Gesù (una panoramica sulle nuove generazioni artistiche internazionali), mostre personali di artisti come Judy ChicagoTacita Dean, Carsten Höller, Carol Rama, Pipilotti Rist e moltissimi altri, e collettivi illuminanti come l’ultima Nuovi esseri umani: ricordi del futuro (la prima negli spazi del nuovo ampliamento del museo progettato da OMA) che indaga cosa significa essere «umani» alla luce dei forsennati sviluppi tecnologici che vivono: «È una mostra su intelligenza artificiale e robotma è soprattutto una mostra sul sogno di dare la vita all’inanimato e quello è un sogno antico come gli esseri umani, da Efesto in poi almeno… Ecco, quando riesci a raccontare il presente ma a dimostrare allo stesso tempo che le sue radici sono gettate nella notte più antica, accade qualcosa di speciale perché il pubblico capisce che si sta parlando di noi oggi ma anche di noi come esseri umani attraverso i secoli, ed è un’esperienza che credo solo l’arte possa darti».
Onnivoro e sempre curioso, a volte un po’ spaventato all’idea di perdere il contatto con un presente, così veloce e ricco di stimoli, Gioni segue con «una certa ossessione i grandi dibattiti contemporanei, le nuove ricerche artistiche, guarda, legge, ascolta il più possibile, perché «il compito del museo è proprio quello di offrire una sintesi del nostro tempo, in tempo reale quasi. Ma paradossalmente le cose più belle – e le mostre più belle secondo me – sono quelle che riescono a collegare l’attualità diciamo più bruciante con domande profonde e che si aggirano nella testa e nel cuore dell’umanità da secoli».
