«Il cavallo va considerato un animale d’affezione al pari del cane e del gatto e per questo serve una legge che ne vieti l’utilizzo come cibo». Questa, in sintesi, la proposta di legge presentato alla Camera che ha l’obiettivo di tutelare gli equini. L’iter parlamentare è iniziato, in attesa dell’esito abbiamo chiesto a chi di cavalli se ne intende, cosa ne pensa.
Marco Di Paola, presidente FISE (Federazione Italiana Sport Equestri), affronta con noi un argomento che sta facendo molto discutere. Da una parte ci sono gli animalisti, ovviamente favorevoli alla proposta di legge, dall’altra i lavoratori del settore della carne di cavallocontrari a toglierla dal mercato.
«Sono felice di poter esprimere la mia opinione in merito a questa proposta ed inizio da una premessa, i nostri cavalli non diventano cibo. Siamo stati dei precursori e già nel 2021 abbiamo introdotto un decreto legislativo, il n.36/21, che proibisce la destinazione dell’animale a prodotto alimentare. Siamo stati la prima nazione al mondo a farlo».
Per rientrare in questa situazione, il cavallo deve avere tre requisiti: essere iscritto alla Federazione Italiana Sport Equestri, essere in possesso di un passaporto e non essere destinato alla produzione di alimenti.
Di Paola sostiene fermamente che i cavalli siano animali d’affezione: «Da sempre il cavallo ha accompagnato l’uomo, lo ha aiutato nel lavoro, nel trasporto. Nel 1900 è nato il cavallo sportivo e molti non sanno che la prima medaglia d’oro italiana ad un’Olimpiade è arrivata dell’equitazione. I cavalli hanno un’anima e ce lo dimostrano quotidianamente, ovviamente in forme diverse da quelle utilizzate dai cani o dai gatti, ma non meno importanti».
«Sono convinto che il ruolo del cavallonel futuro, sarà quello del terapista. Tra l’animale e l’uomo, infatti, si crea un’empatia speciale che regala delle emozioni incredibili».
«Nei maneggi, assistiamo sempre più spesso a delle scene toccanti. Il cavallo è capace di creare delle relazioni speciali, trasmettendo entusiasmo e felicità. Sempre più spesso, accade che chi viene nei maneggi, nemmeno monti l’animale, preferendo instaurare un vero rapporto d’amicizia».
