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    I funerali di Ornella Vanoni, l’omelia sulla fragilità e il ricordo della nipote Camilla: «Era dolce e amara. Quando nonna ti amava, il mondo si dipingeva di colori più vivi»

    redazioneBy redazioneNovember 25, 2025
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    La bara di legno chiaro, coperta di rose gialle – il suo colore preferito – è uscita dalla chiesa di San Marco, nel cuore di Brera, accompagnata da un applauso lungo e commosso. Milano, la sua città, l’ha salutata così: con un calore che somigliava più a un abbraccio che a un addio.

    Ai funerali erano presenti il ​​figlio Cristiano, io nipoti Matteo e Camillama anche centinaia di persone rimaste fuori dalla chiesa, incapaci di entrare in una San Marco stracolma. Dal sagrato, tra commozione e gratitudine, si è alzato un coro spontaneo: «Ciao Ornella, viva Ornella!». Dentro, ogni banco era occupato. Giuseppe Sala, Ignazio La Russa, Anna Maria Bernini, Ron, Gianna Nannini, Iva Zanicchi, Dori Ghezzi, Roberto Vecchioni, Fabio Fazio, Luciana Littizzetto, Mara Maionchi: il mondo della musica, della cultura e della città era tutto lì.

    La cerimonia è stata celebrata da don Luigi Garbinisacerdote e musicista, amico di Ornella. È stata lei a scegliere che fosse lui a parlare, ed è stata la sua omelia a dare forma alla commozione collettiva. Ha iniziato con un’immagine limpida: «Le canzoni sono la fiammella che ci illumina anche nei momenti bui della nostra vita. Per questa lei, Ornella, è così dentro la nostra vita, come ha scritto Gino Castaldo. È sempre stata la musica a possedere lei, è stata posseduta dalla musica dall’inizio alla fine della sua vita».

    Poi ha continuato: «Dove c’è fragilità c’è anche sincerità, la capacità della creazione. Anche la depressione è stata un luogo della creatività dello spirito. In questo contesto le canzoni sono tentativi di ricostruzione, le note la migliore compagnia. L’ironia era l’altra faccia della fragilità. La sua semplicità e il suo modo diretto le hanno consentito di entrare nei cuori di tutti. La santa allegria, una preghiera, due preghiere lei cantava. La memoria, in attesa che la parola arrivi». Poi il sacerdote ha partato dell’eredità spirituale e artistica dell’artista: «Quasi un secolo di vita tra teatro, tv, cinema, ma è sempre stata la musica a impossessarsi di lei. È stata posseduta dalla musica. Ma questa fine di oggi credo sia un nuovo inizio: come il libro dell’Apocalisse ci ha detto, inizio e fine coincidono. Quindi oggi è la prima notte di quiete. “Domani è un altro giorno”: è così che l’abbiamo sentita cantare, nell’abbraccio della fragilità».

    E ancora: «Che cosa c’è di più fragile e vulnerabile dell’abbraccio di Cristo sulla croce? Il primo tratto umano di Ornella è la sua voce. Ha detto più volte di essere andata in pezzi nella sua esistenza. La fragilità è garanzia della vera creazione: senza creazione e senza fragilità non c’è niente. Anche la depressione di cui ha parlato è espressione della creazione. L’ironia è l’altra faccia della sua fragilità: leggerezza non vuol dire vuoto. I suoi testi sono pieni e spirituali.»

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