Nel cuore dei Quartieri Spagnoli di Napolidietro un portone verde, c’è il luogo che Motori Jamel e Geely hanno scelto per Un anno Jameella celebrazione del loro primo anno insieme in Italia: la Fondazione Foqusun ex monastero del Cinquecento diventato uno dei più riusciti progetti di rigenerazione urbana d’Europa. Per capire perché, bisogna alzare la testa. «Il motivo per cui ho deciso di investire qui è che, alzando gli occhi da quei terrazzi, era l’unico posto nei quartieri in cui si vede il cielo per intero», racconta Rachele Furfaropresidente della Fondazione. Nel 2013 la curia l’aveva chiamata per un sopralluogo quasi di cortesia: le suore stavano lasciando l’edificio –al posto del portone verde c’era «una bruttissima cancellata grigia»– e dentro c’erano ancora 45 bambini e 21 dipendenti a rischio. Attorno, un quartiere con 30.000 abitanti in due chilometri quadrati, una densità simile a quella di Tokyo.
Da quello sguardo è nata Foqus, la Fondazione Quartieri Spagnoli: 15.000 metri quadrati recuperati, uno staff di oltre 300 persone e 21 funzioni diverse che convivono negli stessi cortili: asilo nido, scuole, Accademia di Belle Arti, biblioteca (entrata nel sistema nazionale), galleria d’arte, ristorante, pizzeria, quattro cooperative nate dai giovani del quartiere. In un territorio dove la dispersione sfiorava il 33% –«significa che ogni dieci bambini, tre non vanno a scuola»– i numeri di Foqus raccontano un’altra storia possibile: «Quando siamo entrati, le suore avevano una cinquantina di bambini. Oggi ce ne sono più di mille».
Il metodo è quello della scuola attiva: «Il sapere non si trasmette, si costruisce», spiega Furfaro, che cita Simone Weil –l’intelligenza cresce nella gioia e nel piacere di condividere– e rivendica una scelta precisa: «Abbiamo voluto la scuola più bella di Napoli. Questi bambini fuori vedono sempre ambienti degradanti; entrando qui devono incontrare la bellezza». Dietro è un’idea semplice e radicale: «Chi ha avuto la fortuna di nascere in situazioni privilegiate dovrebbe ripristinare».
