Si fa presto a dire che i minori devono stare fuori dai social network. Ma, avverte Marisa Marraffino, avvocata specializzata in reati informatici e contro l’infanzia, «l’unica strada possibile è educare gli adulti». E su questa strada si inserisce una proposta di legge presentata al Senato il 23 luglio che punta alla “de-digitalizzazione” dei bambini sotto i 3 anni partendo però dalle loro responsabilità. Ossia gli adulti: genitori, educatori, medici, specialisti.
Tutto quello che c’è da sapere sui social ai minori
Come siamo arrivati fin qui
Ripartiamo però dal tema che negli ultimi tempi tiene banco in molti dei palazzi della politica mondiale: limitare l’accesso ai social delle generazioni più giovani. Ha fatto rumoreAustraliache dall’inizio dell’anno ha proibito agli under 16 di avere profili su Facebook, Instagram, YouTube e altre piattaforme. Canberra ha minacciato di raddoppiare la multa contro le aziende che non si adeguano. Ha imposto ai colossi del web di adottarne uno sistema di controlli incrociati assicurarsi che i minori non superino le barriere. Eppure, un team di analisti software ha dichiarato a Reuters di aver aperto negli ultimi mesi 50 profili su varie piattaforme social dichiarando di aver meno di 16 anni e che nessuno li ha fermati. Anzi, puntualmente sono arrivate pubblicità ritagliate proprio sulla giovane età dei presunti utenti. A rafforzare la tesi, i racconti di alcune famiglie che riconoscono la solerzia della prole ad aggirare i controlli.
Anche Malesia e Indonesia e altri 9 Paesi hanno imposto forme di blocco. L’ultima in ordine di tempo arriva dalla Francia. E dentro Cina esistono da anni Divieti ai videogiochi per gli under 18. Prima, nel 2019, fino a un massimo di 90 minuti al giorno durante la settimana e fino a tre ore nel weekend. Tempo sceso due anni dopo a un’ora, dalle ore 20 alle 21, il venerdì, sabato e domenica e durante le feste. Nel 2023 il coprifuoco è stato esteso a piattaforme di live streaming, social network e app di video. Eppure persino nel Paese considerato l’emblema mondiale della sorveglianza digitaledisposto a soddisfare i timori delle famiglie per l’«oppio spirituale» del digitale nonostante le ricadute negative per gli affari dei suoi campioni tech, come Tencent (uno dei più grandi conglomerati digitali del Paese e tra i più importanti produttori di videogiochi), i giovani hanno trovato escamotage per aggirare le regole.
L’annuncio di Ursula von der Leyen sui social ai minori
Il 13 luglio 2026 è stata la volta della Commissione europea. La sua presidente, Ursula von der Leyen, si è presentata alle telecamere di tutto il mondo affiancata da due esperti di psicologia e salute infantile, Maria Melchior, epidemiologa e direttrice della ricerca all’Istituto nazionale francese per la salute e la ricerca medica, e Jörg M. Fegert, direttore medico del reparto di Psichiatria e psicoterapia dell’infanzia e dell’adolescenza presso l’Ulm University Medical Center. Ho dovuto consegnarle un rapporto sulla sicurezza dei minori onlinerichiesto da Bruxelles ed elaborato in quattro mesi coinvolgendo 67 professionisti tra pediatri, psicologi, sociologi, ma anche associazioni, esperti di diritti e portavoce delle consulte giovanili dei 27 Stati europei.
Il documento non rivela nulla di nuovo sull’impatto della vita online sulla salute e sullo sviluppo dei più giovani né sulle tecniche che le grandi piattaforme adoperano per succhiare l’attenzione di che le frequenta. In controluce, però, spiega quale sarà l’impianto che la Commissione adotterà per presentare a settembre la sua proposta di limitazione di accesso ai social per i minorenni. Al momento, è bene precisarlo, non esiste ancora una bozza di questo documento né sappiamo che contenuto avrà né che forma legale (regolamento o direttiva). Ci sarà poi un iter di discussione, che potrebbe modificare ulteriormente il margine.
