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    Csaba dalla Zorza: «Le buone maniere non sono mai facoltative. Il vero lusso è il tempo. La maternità? Rifarei tutto uguale. Oggi si ha paura dell’impegno, ma il matrimonio è un contratto»

    redazioneBy redazioneFebruary 21, 2026
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    Csaba dalla Zorza non parla mai solo di buone maniere. Parla di noi. Di come ci muoviamo nello spazio degli altri, di quanto rumore facciamo. A tavola, sui social, nella vita. L’etichetta, nel suo racconto, non è un esercizio di stile: somiglia piuttosto a una forma di rispetto. E forse, oggi, anche a una piccola rivoluzione quotidiana.
    Giornalista e scrittrice, è da anni uno dei volti simbolo di Cortesie per gli ospiti, ora in onda su Real Time. In tv il giudizio è parte del gioco; fuori dallo schermo, invece, vince la discrezione. La maternità, arrivata quando aveva già cambiato i piani, ha ridefinito priorità e confini. «Rifarei tutto uguale», racconta. Su tutto, il tempo. Che non è organizzazione, ma libertà. Il lusso più grande.

    Avere buone maniere oggi cosa significa?
    «Avere buone maniere significa semplicemente essere educati, rispettare il prossimo e non fare le cose per egoismo, quindi non prevaricare l’altro. Questo vale per tutto: dal non insultare una persona al non agire pensando di essere soli al mondo, per esempio quando occupiamo due posti in metropolitana – uno per noi e uno per la borsa – mentre c’è qualcun altro in piedi. Le buone maniere non sono mai facoltative. L’eleganza, invece, può esserlo. Una persona può decidere di apparire agli altri nel suo modo migliore oppure no».

    Quindi l’eleganza è una scelta?
    «Per le signore, per esempio, penso che dopo i trent’anni un po’ di trucco possa aiutare. Non per essere “più belle” o avere “più buone maniere”, ma per valorizzarsi, per mettere in luce ciò che ci piace di noi. Naturalmente è una scelta: nessuno si offende se non mi trucco. Semplicemente, a mio avviso, potrei risultare meno gradevole alla vista. Ma resta una decisione personale».

    Dovesse scegliere: la infastidisce di più la sciatteria o la maleducazione?
    «È una domanda difficile. Credo la maleducazione, perché la sciatteria mi disturba più per la persona che è sciatta: mi lascia perplessa e mi fa chiedere perché qualcuno debba non curarsi. La maleducazione, invece, è invasiva. Intacca anche il mio diritto di essere sereno e di agire nella società. Oggi è molto diffusa e, purtroppo, spesso inconsapevole: le persone non capiscono di essere maleducate».

    In un programma vieni Cortesie per gli ospiti lei è famosa per dire quello che pensa. Esiste un modo giusto per farlo?
    «Bisogna distinguere la televisione dalla realtà. In televisione il nostro è un format e, come tutti i format, ha degli obiettivi. Noi abbiamo il ruolo di essere un po’ tranchant, di far sorridere e di creare momenti critici. Fa parte del gioco televisivo. Nella vita vera non lo farei mai. Molti mi scrivono sui social: “Ma tu, quando vai a casa della gente, fai davvero così?”. No. Se manca una seconda forchetta non la chiedo. Non sono pagata per fare quel lavoro nella vita quotidiana. È chiaro che certe cose le noto, ma sto zitta, perché sono una persona educata. Nel programma, invece, posso sottolineare l’errore, evidenziarlo, perché è parte del racconto e anche dell’intrattenimento».

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