«Più cose un proprietario conosce sulla natura, le patologie ei gesti di prevenzione che riguardano la salute del proprio animale domestico, meglio riuscirà ad aiutarlo in caso di necessità». Lo ribadisce il veterinario Luca Caputoautore del manuale SOS pet, come trattare un animale avvelenato: primo soccorso, un vademecum pratico e di rapida consultazione per soccorrere cani, gatti e altri animali intossicati, senza arrecare loro danni. «Francis Bacon diceva Scientia potentia estla conoscenza è potere. Un proprietario preparato e consapevole sarà in grado di agevolare e velocizzare anche il lavoro del veterinario», precisa Caputo.
Del resto, l’avvelenamento nei cani e nei gatti è un fenomeno più diffuso di quanto non si pensi. Il Ministero della Salute, nel 2024, ha stimato 996 casi di avvelenamento doloroso di animali. Ogni giorno, pertanto, a causa di un boccone avvelenato muoiono in media 2,7 tra cani, gatti, volpi lupi o volatili. In generale cani e gatti sono i più colpiti: insieme rappresentano l’85% dei casi sospetti (43% cane e 42% gatto) e l’83% dei casi confermati (47% cane e 36% gatto). Gli altri animali più coinvolti sono stati la volpe (4% dei sospetti e 8% dei positivi) ed i volatili (4% sospetti e 2% positivi). Nel 2024 l’Emilia-Romagna è risultata la regione italiana con il numero più alto di animali avvelenati, con 320 casi confermati, seguita da: Lombardia (141), Lazio (79), Campania (63), Piemonte e Toscana (51), Abruzzo (48). Dal 2009 il Ministero della Salute ha reso obbligatorie le segnalazioni dei casi sospetti di avvelenamento doloso e ha affidato agli istituti zooprofilattici l’analisi dei campioni.
«Numeri e statistiche, purtroppo, non tengono conto dei numerosi casi non segnalati», precisa il veterinario. «Le sostanze riscontrate con più frequenza all’esame necroscopico delle carcasse dei soggetti deceduti, appartengono alla categoria degli insetticidi agricoli, veleni per topi e lumachicidi», aggiunge.
Che genere di «emergenze», in tal senso, le capita di affrontare nel suo ambulatorio veterinario?
«I casi clinici che annualmente tratto nella mia struttura riguardano, principalmente, le intossicazioni “casalinghe” per ingestione. Le cause più frequenti che inducono i proprietari di cani e gatti a consultarmi riguardano farmaci lasciati incustoditi (antinfiammatori, anticoncezionali, rodenticidi, insetticidi), alimenti nocivi per gli animali domestici (pasta condita con cipolla, cioccolato, caramelle), piante da appartamento e giardino (Araceae, rododendro, croton, ortensia, tulipani) sono
Si tratta perlopiù di avvelenamenti accidentali o non sempre è così?
«Come riportano le statistiche, in un anno gli avvelenamenti accertati di origine dolosa sono circa un migliaio mentre quelli accidentali, non quantificabili numericamente, sono decisamente di più. Le riporto un dato più esplicativo: la maggior parte delle richieste di aiuto (circa 60.000 l’anno) per intossicazioni “domestiche” dei propri animali domestici ricevute tra il 1995 e il 2007 dal centro antiveleni dell’ospedale Niguarda di Milano riguardava medicinali e detersivi mentre il 2% delle chiamate interessava esposizioni a piante nocive. Numeri davvero elevati ed allarmanti, se si pensa che i casi si sono pubblicati ad un solo centro antiveleni»
Il rischio aumenta in primavera-estate?
«Non necessariamente: durante le feste natalizie, per esempio, c’è un’impennata per quanto riguarda gli avvelenamenti causa da ingestione di uva passa, cioccolato fondente, frutti dell’agrifoglio (20 bacche sono in grado di uccidere un cane di grossa taglia), parti di piante della famiglia delle Araceae (filodendro, monstera, alocasia, pothos) o della stella di Natale (Euphorbia pulcherrima), prodotti contenenti xilitolo, cipolla, Porro, scalogno, erba cipollina. Nel periodo estivo aumentano, generalmente, le segnalazioni riguardanti gli avvelenamenti dolosi.
