Se un giorno, e secondo scienziati e bene informati è solo questione di tempo, dovessimo finalmente avere una visita da una civiltà aliena, saremmo pronti ad accoglierli? E ci sarebbe un luogo adatto a riceverli come si conviene? È su questo doppio, stratosferico rovello che il Movimento Raeliano Internazionale (130 mila aderenti in 121 Paesi) rilancia una delle sue iniziative-manifesto, «Un’ambasciata per gli extraterrestri», con un mese di mobilitazione che terminerà l’11 luglio. E lo fa, non a caso, in coincidenza con l’uscita di Giorno della divulgazioneil nuovo film di Steven Spielberg che sollecita il pubblico a immaginare la reazione dell’umanità davanti a un outing di Stato sull’esistenza degli Ufo.
Più ET di ETpiù realisti del re delle galassie, ai raeliani, però, questa pellicola non basta: bisogna anche prepararsi concretamente al appuntamento del secolo, anzi, dei millenni, iniziando a promuovere una cultura del dialogo, della cooperazione e della diplomazia tra i pianeti. Occorrerà dimostrare maturi e responsabilità quel giorno, e questo è il nodo. Perché manca poco, affermano. L’incontro degli incontri, il super-vertice è scontato. Secondo gli organizzatori, il fervido dibattito globale sui fenomeni aerei non identificati (UAP), congiunto alla progressiva pubblicizzazione di documenti governativi una volta classificazione, rende sempre meno improbabile il contatto imminente con creature intelligenti provenienti da altri mondi. Da qui la proposta di allestire un’ambasciata ufficiale destinata all’hospitality degli Elohiml’avanguardia popolo marziano che, stando all’insegnamento trasmesso a Raël, avrebbe forgiato ogni forma di vita sulla Terra. Sperando che la location sia di loro gradimento, che il servizio sia impeccabile e dagli abissi dell’universo non cada dalle nostre parti in visita istituzionale uno pseudo-Bruno Barbieri.
La sede di rappresentanza immaginata dal Movimento Raeliano non avrebbe, tuttavia, una funzione militare o strategica, ma le caratteristiche di un luogo neutrale di incontro pensato per incoraggiare rapporti edificanti e distesi tra l’umanità ei suoi presunti artefici remoti. «Potremmo avere presto bisogno di un quadro pacifico, razionale e diplomatico per stabilire un contatto con una civiltà extraterrestre», afferma Daniel Turcotte, direttore esecutivo del progetto, «Un’ambasciata rappresenta una soluzione tangibile: un luogo in cui accogliere gli Elohim con dignità, rispetto e senso di responsabilità». Un gesto simbolico ma fattuale tra fantasia, spiritualità e presente. E con un protocollo tutto da inventare. Ricordiamo che il Movimento Raeliano si professa la più grande organizzazione atea no profit e fonda la sua visione sull’assunto che i sopraccitati Elohimcitato nella Bibbiasiano la civiltà extraterrestre che ha plasmato la vita terrena per mezzo della sintesi del Dna. La loro campagna mensile si articola in video e contenuti informativi, iniziative di sensibilizzazione davanti ai cinema che proiettano l’opera di Spielberg, eventi live e una conferenza online l’11 luglio.
Il giorno della rivelazione è ormai alle porte: riusciremo a presentarci come un interlocutore affidabile e unito, oppure Trump e Netanyahu, Putin e Kim Jong-un giocheranno a chi sparerà più bombe sugli extraterrestri in visita bilaterale?
