Sono sposati dal 1998, ma stanno insieme dal 1993. Lei è nata a Roma il 25 novembre 1968, madre romana e padre piemontese di origini austriache (da qui il cognome), parla tedesco, inglese e francese, ha studiato Lettere all’Università. Alla fine degli anni Ottanta recitato in io picari di Mario Monicelli, negli anni Novanta fece parte del cast de I laureati di Leonardo Pieraccioni. L’ultima prova per il cinema risale al 2001, con Tutto apposto.
«Una sera», racconta Alessandro Gassmann, «andai a teatro a vedere Gianmarco Tognazzi. Seduta accanto a me c’era la sua amica, Sabrina, appunto. Dopo il teatro andammo a cena insieme e non ci separammo più».
«La cosa incredibile è che continua a sopportarmi», ha ammesso a Domenica In. «Fu un matrimonio molto bello, in Toscana, con 18 persone. Mi fa piacere ricordarlo perché c’era anche mio padre (Vittorio), che sarebbe morto due anni dopo. Era un matrimonio “riparatore” perché lei era incinta». Dalla loro unione, il 22 novembre 1998, è nato Leo, che fa il cantautore.
Nel tempo, a parlare del loro amore è stato quasi sempre lui. «È una donna splendida, forte, in casa le decisioni le prende lei. A lungo, si è tirata fuori dal lavoro per sostenere la famiglia e me. Incontrarci è stata una fortuna. Credo che fra me e Sabrina duri perché ci amiamo con intelligenza e complementarità. La cosa strana è che litighiamo spesso. Parecchio e non stancamente».
«Sia chiaro», dice ancora, «Ci mandiamo a quel paese, però ci rendiamo conto alla svelta e ci stoppiamo. Il 70% delle occasioni in cui discutiamo ha ragione lei e io le chiedo scusa. Finisce che le chiedo scusa pure quando ho ragione io: do in tali escandescenze da trascendere. Da principio è casualità, fortuna: c’è attrazione, incastro chimico. Dopo però i cervelli, vicini lavorando, funzionano nello stesso modo».
Lei, schiva, ama la poesia – Szymborska, Dickinson, Merini – e il teatro vissuto come spazio di ascolto. Nel 2012 confidò: «Fin da ragazzina mi piaceva andare a teatro. È un luogo molto simile ad una chiesa, dove tutto rimane fuori e dove si ascoltano le parole degli attori, dove si recita. L’ascolto per me, in questo momento, è fondamentale, perché non si ascolta più. Si tende solo a parlare di sé o di quello che si ha e di tante cose futili. Invece il teatro è un luogo che comunque ti costringe e ti porta all’ascolto». E ancora: «Ho avuto la possibilità di lavorare con grandi attori e attrici da cui ho “rubato” un po’ d’arte. Io ho tutti i miei copioni, ancora con gli appunti scritti con la matita, le cancellature, perché anche le prove sono molto importanti a teatro. Le prove sono il momento che mi piace di più, perché durante le prove si crea, si sperimenta e ancora non c’è il pubblico, ma è un momento bellissimo».
