
Ma Valentino ha espresso la sua grandezza anche lontano dalla moda. Nel 1990 ha fondato a Roma l’Accademia Valentino, promotrice di eventi culturali, sociali e artistici e, soprattutto, con l’incoraggiamento dell’amica Liz Taylor, l’associazione LIFE (Lottare, Informare, Formare, Educare), che utilizza i proventi dell’Accademia e di tanti eventi di beneficenza (vedi la stessa mostra Thirty Years of Magic allestita a New York , servita a finanziare la costruzione di una nuova ala dell’Aids Care Center del New York Hospital) per il sostegno alla ricerca contro l’Aids e alle strutture che si occupano dei malati, in particolare modo bambini. Non è un caso che il Maestro abbia amato moltissimo il progetto #ValentinoEmpathy, la speciale campagna pubblicitaria scattata tra le mura domestiche di molte star durante il lockdown (vedi Gwyneth Paltrow, Naomi Campbell, Laetitia Casta, solo per citarne alcune…). Loro hanno donato la loro presenza, la Maison Valentino ha donato un milione di euro all’ospedale Lazzaro Spallanzani, l’hub italiano per la lotta al covid-19, impegnandosi a sostenerne l’eccellenza.
Valentino era un uomo silenzioso, segreto, irraggiungibile, così come era anche un esteta capriccioso e accentratore. Inguaribile jet setter, abituato a vivere nel lusso d’altri tempi ea spendere il suo denaro come nessuno dei colleghi fece mai: oltre ai party straordinari, si era scelto dimore da favola come la villa romana sull’Appia Antica e Palazzo Mignanelli, sede della sua Maison, il castello seicentesco di Wideville con parco annesso di oltre 300 acri (che comprendono un parterre all’inglese, boschi, un frutteto, un roseto con mille varietà per oltre un milione di rose e una piccola casa-torre in cui Valentino ha sfogato tutto il proprio amore per la Cina, arredandola con pezzi d’antiquariato), il palazzo ottocentesco di Holland Park a Londra con cinque Picasso appesi nel salone, l’attico newyorchese di Park Avenue, lo chalet Gifferhorn, dimora invernale dello stilista a Gstaad e, anche, il mega yacht TM Blue One che si può definire residenza a tutti gli effetti.
Sul panfilo di 49 metri dall’elegante livrea blu e bianca (che leggenda vuole custodisca diverse opere dell’amico Andy Warhol), Valentino trascorreva le estati con la sua famiglia allargata: il socio ed ex compagno Giancarlo Giammetti, il fidanzato ed ex modello americano Bruce Hoeksema, i fratelli brasiliani Sean e Anthony de Souza (di cui Valentino era padrino) ei loro genitori Carlos Souza e la socialite Charlene Shorto de Ganay, sua ex moglie, entrambi PR storici del couturier. Stravagante? Certo: se lo poteva permettere. Tra le curiosità che lo riguardavano, pochi sanno che sfidò gli anni del terrorismo a Roma, quando le Brigate Rosse rapivano e uccidevano, a bordo di una Mercedes blindata, sì, ma rosso fuoco. Che aveva un’adorazione smisurata per i carlini: ne possedeva diversi, che lo seguivano ovunque e che lui lasciava riposare – come si divertiva a raccontare – su ritagli di soffice cashmere.
Che quando litigava con Giammetti parlava solo in francese. Che se la legò al dito quando Sophia Loren lo tradì, scegliendo di vestirsi Armani. Che quando si arrabbiava tagliava i ponti con tutti, irrimediabilmente. Che diventava furioso quando gli hair stylist pettinavano le sue modelle con acconciature troppo selvagge. Che nel 1981 firmò l’Alfa Sud Valentino, bordeaux metallizzato e nera, con cerchi color oro, interni di velluto e volante di legno. Che nel 1967 disegnò le divise per le assistenti di volo della TWA e nel 1984 quelle sportive per la squadra italiana impegnata alle Olimpiadi di Los Angeles. Che aveva una voce bellissima: nel 2011 cantò My Way al party in onore di Carine Roitfeld, ex direttrice di Vogue Paris, tra scrosci di applausi increduli. E che, nello stesso anno, per la gioia di tutti resi visibili online i suoi straordinari Archivi aperti precedentemente nel castello di Wideville (parliamo di oltre 10mila disegni, abiti a rotazione, foto di guru come Avedon, Penn e Lindbergh, raccolte stampa e di tutto quello che ha fatto la storia di questo grande Couturier…).Che aveva vissuto di persona storie che facevano parte della Storia. Lui c’era quella volta, nel ’77, quando Bianca Jagger entrò nello Studio 54 a cavallo, o agli after party nella favolosa casa di Halston, golden boy della moda americana di quell’epoca scatenata. Ha vissuto e vestito Jackie O., la socialite Nan Kempner e le donne più eleganti e potenti del pianeta, di diverse generazioni. È stato adorato dalle super top come dalle principesse, rispettato dai colleghi, amato dagli amici di cui ha sempre voluto circondarsi.
Il suo più grande rammarico era quello di non aver avuto tempo e voglia di instradare un giovane pronto a prendere il suo postoperché l’idea di passare la mano, in realtà, non lo ha mai entusiasmato. Eppure l’addio è arrivato: il 4 settembre 2007 fu il giorno dell’annuncio del suo ritiro. Lo fece con una lettera di commiato al mondo della moda intitolata Adieu. «Il grande evento che ha celebrato i miei 45 anni di lavoro è stato magico e irripetibile – si leggeva –. Sarebbe impensabile eguagliare l’emozione per l’amicizia e la considerazione che il mondo intero ha voluto esprimermi. Come dicono gli inglesi, il momento perfetto per andarsene è quando la festa non è ancora finita». Il resto è storia recente.
Allo stilista succede per un brevissimo periodo Alessandra Facchinetti che, dopo un anno, due sfilate di pàp e una di alta moda viene sostituita a fine 2008 dal duo di direttori creativi Maria Grazia Chiuri e Pierpaolo Piccioligià da una decina d’anni all’interno della maison a occuparsi di accessori. Poi, nel 2016, Chiuri abbandona per volare a Parigi da Dior e Piccioli assume in solitaria il ruolo fino al 2024, quando tra stupori e clamori viene annunciato al mondo che la direzione creativa della Maison Valentino viene affidata ad Alessandro Michele: chissà se la sua cifra stilistica improntata al massimalismo piacerà anche in questo altissimo contesto. Dal 2012 Valentino Spa è controllata dal fondo Mayhoola for Investments della famiglia reale del Quatar, declinandosi in Haute Couture, pret-à-porter donna e uomo, accessori Valentino Garavani, eyewear e la linea fragranze: un universo estetico presente in oltre 100 Paesi nel mondo. Nel 2023 il gruppo Kering, uno dei più importanti gruppi del lusso al mondo, ne comprò il 30 per cento, con l’obiettivo di acquisirlo completamente negli anni a seguire.
E lui? Come ha trascorso questi ultimi anni lontano dal suo universo? Valentino non ha mai smesso di generare bellezza. Ha continuato a disegnare, questa volta costumi, per l’opera, altra sua grande passione (già nel 1994 debuttò in America come costumista teatrale per l’opera Il sogno di Valentino dedicata alla vita di Rodolfo Valentino). Nel 2016 ha lavorato sugli abiti si scena de La Traviata diretta da Sofia Coppola. Ha continuato ad essere attivo sui social, soprattutto attraverso il suo profilo Instagram.
Proprio sulla sua pagina, qualche anno fa, Piccioli gli rendeva omaggio, scrivendo parole che ne tratteggiavano una personalità sconosciuta alla maggior parte di noi: Ho scoperto un uomo con un incredibile senso dell’umorismo e con un punto di vista mai prevedibile e molto individuale. La cosa più importante che mi ha insegnato, come uomo e come Maestro, è stata che anche se il mondo va da un’altra parte, bisogna tenere saldamente fede alle proprie idee e al proprio intuito». L’11 luglio 2025 sul profilo Instagram di Valentino confronta una foto in bianco e nero, due giganti sorridenti in smoking e papillon: sono lui e Giorgio Armani, l’Imperatore e il Re. Sotto, un augurio: «Buon compleanno all’unico che posso chiamare amico».
Valentino non ha potuto spegnere le 94 candele quest’annoma non ha mai smesso di appartenere alla moda, né di crearla. Ha continuato a plasmare capolavori per occasioni e clienti speciali, a dare feste, trionfo del suo culto per la bellezza senza limiti. «Questo stile di vita è scomparso, forse perché oggi chi ha denaro non sempre ha classe e memoria». A lui non mancavano né l’una né l’altra, ma soprattutto il desiderio di circondarsi di cose belle, che lo facessero stare bene: gli piaceva pranzare su tavole favolosamente imbandite, disporre fiori ovunque, leggere in silenzio e chiacchierare di tutto, ma solo con persone capaci di farlo.
Ha sempre dichiarato di aver sofferto molto per aver messo fine a una carriera che gli aveva dato tutto in termini di fama, ricchezza e felicità, ma che non sopportava come la moda stessa cambiando, diventando puro mercato, mero prodotto. Non avrebbe saputo accettare di non essere più libero di fare il suo mestiere, di mettere in pratica la sua arte, di dare sfogo alla sua passione, di dover modificare le sue creazioni da favola per adattarle alle esigenze economiche del momento. No, non la immaginiamo proprio, caro Maestro, chinare il capo di fronte a questo inaccettabile e meschino compromesso. A passo di danza, leggero, pieno di eleganza e di luce, da dove sta continui a pensare alla meraviglia e ai sogni che ci ha lasciato, continui a disegnare abiti principeschi, a scoccare strali scarlatti, a incantarsi davanti alle rose, mano in tasca, sguardo sornione. Senza rammarichi. Che questa realtà, a una creatura come lei, non si addice per niente.
