Price lanciò il suo marchio negli anni ’70 ed è negli anni ’90 che – grazie alla sua abilità tecnica, l’uso di stecche e corsetti per creare abiti aderenti – gli venne dato il soprannome di «chirurgo degli abiti». Una fama che, sempre in quel periodo, lo portò a disegnare capi su misura per Camillatra cui diversi look per il suo primo tour negli Stati Uniti come Duchessa di Cornovaglia nel 2005.
Il Consiglio della moda britannicoche gli conferì l’Premio glamour serale nel 1989, lo descrisse come «un paladino dell’individualità e un promotore dei giovani talenti molto prima che il mentoring diventasse un’idea formalizzata. Credeva in Londra come città creativa e visse questa convinzione attraverso il suo lavoro, le sue amicizie e la sua generosità d’animo».
Il mondo della moda perde uno dei suoi interpreti più vivaci, con uno sguardo sempre rivolto verso il futuro e un’abilità innata nell’anticipare i tempi, il tutto condito da quell’arguzia tipica del mondo anglosassone. Basta leggere cosa Antonio Prezzo disse riguardo ai suoi abiti: «I miei vestiti sono l’idea che gli uomini hanno di cosa le donne dovrebbero indossare, e per questo sono disposti a pagare un sacco di soldi… Gli uomini cercano il robot sessuale di Metropoli di Fritz Lang con il corpo perfetto che offre infinite fantasie sessuali».

